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L'Unione Culturale Economica Slovena è un'organizzazione indipendente e apolitica. Fu fondata nel 1954 a Trieste e l'anno successivo a Gorizia. Nel 1958 le due organizzazioni si sono fuse nell'attuale SKGZ, che raccoglie organizzazioni, enti, associazioni e privati cittadini che operano a livello regionale.
TESSERAMENTO
INDIVIDUALE

Il Congresso del 2009 ha adottato la proposta di rafforzare l'organizzazione con adesioni individuali, che contribuiscano alla sua crescita e consolidamento. (Richiesta di adesione)

APPLICAZIONE DEI
DIRITTI LINGUISTICI

Uno degli obiettivi principali della SKGZ è la promozione della tutela giuridica degli Sloveni in Italia, sancita da trattati internazionali, leggi statali e regionali.
(Documenti e moduli)

SONDAGGIO SLORI

Nel 2009 l'Istituto Sloveno di Ricerche (SLORI) ha condotto su incarico della SKGZ un sondaggio. Qui potete consultarne i risultati.
(Risultati del sondaggio)

LA COMUNITÀ SLOVENA
VERSO LE RIFORME

L'ultimo Congresso ha sottolineato il ruolo riformista della SKGZ. La crisi economica impone anche alla comunità slovena sostanziali cambiamenti.

Včlani se v SKGZ za skupno rast, sooblikovanje prihodnosti, krepitev zavesti.

Campagna di tesseramento

A Basovizza fischi inopportuni

12.02.2007


E' veramente curioso leggere l'affermazione del sindaco Dipiazza, secondo il quale l'on. Rosato sabato a Basovizza “i fischi se li è andati a cercare”. Sarebbe da chiedere al caro sindaco di sviluppare un po' meglio questo alto pensiero. Ma, purtroppo, il sindaco “non era attento”, come si è ben affrettato ad aggiungere. E nel dubbio avrà magari fischiato anche lui, come allo stadio, non si sa mai.
Il sottosegretario Ettore Rosato non ha fatto altro che sottolineare il contributo della “Srenja Boršt”, la comunella di Boršt, che ha a suo tempo dato il proprio benestare affinché il comune potesse sviluppare il progetto del monumento. Una decisione non facile e tanto meno scontata, considerate anche tutte le speculazioni politiche, le rendite di posizione della destra e le inesattezze che hanno spesso cavalcato un tragedia reale, qual'è il fenomeno degli assassini sommari, delle vendette, delle pulizie di ogni genere perpetuati prima, durante e dopo la guerra. Qui da noi e altrove in Italia. Ora per mano degli uni, ora per mano degli altri. Ciascuno con le proprie ragioni, s'intende, per le quali rispondono alla storia ed, eventualmente, a Dio.
Ma torniamo ai fischi alla Foiba di Basovizza e al ringraziamento agli “sloveni”, perché c'è una seconda parte ancora non detta. L'accordo - concluso in prefettura alla presenza di autorità politiche, civili e militari, associazioni combattentistiche, degli ex partigiani e delle organizzazioni slovene - che ha dato il semaforo verde all'ampliamento del monumento a Basovizza prevedeva un secondo via libera: la trasformazione del poligono di Opicina in monumento ai caduti e parco della pace. Il patto era stato siglato, gli sloveni hanno fatto la propria parte, sabato c'è stata l'inaugurazione del monumento a Basovizza.
Se invece voltiamo gli occhi o, meglio, le orecchie a Opicina possiamo sentire soltanto altri spari. Nel luogo, dove durante la guerra sono state massacrate decine di prigionieri di varie nazionalità e credi politici, si continua a sparare per sport. Il comprensorio rimane sotto chiave e chiunque vuole deporre un fiore sulla lapide che ricorda i fucilati deve chiedere regolare permesso.
Tutto ciò nonostante le sacre promesse dell'ex prefetto Sorge, del sindaco Dipiazza e di quanti hanno firmato “tenendo le corna”. Ma, come si dice a Trieste: tasi, mona!

Per quanto tempo ancora le cose dovranno andare avanti così?

Igor Gabrovec Presidente provinciale SKGZ - Trieste