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Documento conclusivo della Conferenza programmatica dell'Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ) e della Confederazione delle Associazioni Slovene (SSO)

La conferenza programmatica si colloca in uno spazio e in un tempo, contraddistinti da una straordinaria dinamicità di importanti processi d'integrazione. L'adesione della Slovenia all'Unione europea, la definizione del territorio dove verra applicata la legge di tutela, le amministrazioni locali più favorevoli agli sloveni, la realizzazione della cosiddetta "euroregione", una maggiore integrazione tra le minoranze lungo la fascia confinaria: sono elementi, questi, che offrono alla nostra comunità opportunità senza precedenti. La nostra minoranza ha bisogno di organizzazioni e di rappresentanti adeguati per poter realizzare gli obiettivi prefissi. Tuttavia tutto dipenderà dalla conclusione di accordi fattivi e da una volontà condivisa. Diventa sempre più impellente, dunque, la necessità di una Rappresentanza congiunta, che deve essere una sintesi della molteplice realtà minoritaria. Tale rappresentanza consentirà alla minoranza di elaborare progetti di sviluppo e di discuterne assieme alle autorità competenti sulla base di interessi minoritari condivisi che ne devono essere il denominatore comune. La stessa rappresentanza potrà anche fungere da intermediario permanente tra la Slovenia e l'Italia, ovvero tra i rispettivi enti locali e regionali. Anche i nostri rapporti con la Slovenia devono essere contraddistinti da proposte di alto livello. Dalla Slovenia ci attendiamo non solo il sostegno alla nostra minoranza, ma anche una visione che promuova l'elaborazione di un programma strategico per le minoranze slovene che popolano i territori limitrofi. Per le sue minoranze, la Slovenia deve mettere a punto una politica che possa inserire nelle linee più generali di sviluppo dell'intera area centroeuropea anche le minoranze di qua e di là del confine, considerando e valorizzando opportunamente la loro specificità linguistico-culturale. La minoranza deve inoltre essere più attiva nel più ampio contesto europeo. Il fatto che l'Italia abbia ratificato la convenzione quadro del Consiglio d'Europa sulla tutela delle minoranze etniche e che si accinga a ratificare la Carta europea sulle lingue regionali e minoritarie garantisce alla minoranza slovena in Italia anche una dimensione internazionale di tutela. Quest'ultima le consentirà di tessere nuovi contatti con altre minoranze dell'Europa allargata e di mettere in campo un proficuo scambio di opinioni ed esperienze con altre realtà che si trovano a dover risolvere problemi, analoghi ai nostri. La legge di tutela globale della minoranza slovena in Italia è e continuerà ad essere il fondamento sul quale poggiano i rapporti tra la minoranza slovena e le autorità statali e regionali. Il Comitato paritetico che è stato costituito ai sensi della suddetta legge, ha portato a termine con successo il suo primo e difficile compito. Ha infatti definito il territorio dove dovrà essere applicata la legge di tutela. Questo territorio corrisponde alle aspirazioni e alle necessità della minoranza anche perché riconosce agli sloveni della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia la loro presenza storica anche negli agglomerati urbani. Ora la minoranza attende che il governo elabori quanto prima una bozza di decreto del Presidente della Repubblica, che possa portare alla conclusione formale della procedura di determinazione del territorio di tutela. (Successivamente sarà probabilmente possibile apportare delle modifiche con l'inserimento nell'area di tutela di alcune frazioni, in merito alle quali i comuni di competenza non si sono ancora pronunciati.) Tuttavia l'iter per l'attuazione della legge di tutela è lungi dall'essere finito. Durante la Conferenza programmatica abbiamo constatato con preoccupazione i ritardi registrati nell'applicazione di questa legge, a partire dalla costituzione della sezione slovena presso il Conservatorio musicale Giuseppe Tartini di Trieste. Desta preoccupazione anche il fatto che il governo non abbia ancora presentato ufficialmente una bozza del Testo Unico sui diritti della minoranza slovena di cui dovrebbero essere parte integrante non solo la legge di tutela, ma anche tutte le relative norme nazionali e internazionali (compreso il Memorandum di Londra nella versione fatta propria dall'art. 8 dei Trattati di Osimo). Infine bisogna anche segnalare i ritardi verificatisi nell'attuazione delle norme in materia di restituzione alla minoranza di beni immobili nella Provincia di Trieste e in quella di Gorizia ai sensi dell'art. 19 della legge di tutela. A questo proposito, i rappresentanti della minoranza elaboreranno una proposta per l'utilizzo del Narodni dom di Trieste e del Trgovski dom di Gorizia, ex case di cultura della minoranza slovena in Italia, dove dovrebbero insediarsi le principali organizzazioni culturali minoritarie e le altre istituzioni che promuovono una politica di amicizia, convivenza e collaborazione in queste aree. Dagli enti locali competenti, la minoranza invece si attende un coerente rispetto della legge e l'apertura tempestiva di sportelli per il cittadino bilingui, ove questo sia previsto. Oltre alla legge di tutela, alla minoranza slovena offre importanti opportunità anche la legge n. 482/1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche. Questa legge tratta in modo integrale il territorio popolato dalle minoranze e garantisce anche forme più avanzate di collaborazione, compresa la possibilità di insegnamento delle lingue minoritarie anche in quelle scuole dove la lingua d'insegnamento è quella maggioritaria. L'applicazione della legge non dipende solo dall'impegno delle autorità; per la sua attuazione deve adoperarsi anche la minoranza stessa, sfruttando coerentemente tutte le opportunità previste dalla legge. Pensiamo all'uso della lingua minoritaria nei rapporti con le autorità: oggi esso è previsto dalla legge, tuttavia la scarsa conoscenza della terminologia specifica in questo campo limita la piena realizzazione di questo diritto. Proprio per questo motivo, l'Unione economica culturale slovena (SKGZ) e la Confederazione delle organizzzazioni slovene (SSO) hanno deciso di isituire un ufficio legale con funzioni di sportello di informazioni e di assistenza per i singoli cittadini e per le organizzazioni della minoranza slovena in Italia. Si tratta di un organo consultivo a sostegno delle due organizzazioni rappresentative della minoranza slovena in Italia e delle altre associazioni minoritarie per una concreta applicazione della legge di tutela in tutti i casi di rapporti giuridici con le autorità. Le conclusioni, le raccomandazioni, le decisioni e le linee direttrici di seguito riportate, fungeranno da punto di riferimento nella programmazione delle attività e delle strategie di sviluppo per tutte le associazioni, le organizzazioni e le istituzioni che fanno parte direttamente o indirettamente della nostra unione rappresentativa degli sloveni in Italia. Auspichiamo che questo documento venga tenuto in debito conto anche da quelle istituzioni, siano esse di matrice laica o religiosa, che per la propria struttura, per le modalità di finanziamento o di loro spontanea volontà sono indipendenti dall'SKGZ e dall'SSO, ma che operano a favore della sopravvivenza e dello sviluppo della minoranza slovena.

ISTRUZIONE

La minoranza slovena in Italia necessita di un sistema scolastico che le possa garantire una conservazione e uno sviluppo indisturbati della sua lingua e della sua cultura anche nell'ambito dell'educazione delle nuove generazioni. Ben consapevoli dell'importanza di questa problematica, le due organizzazioni rappresentative hanno promosso la costituzione di un Forum scolastico, in seno al quale si dovrebbero elaborare posizioni e proposte per migliorare a livello contenutistico e organizzativo il sistema scolastico sloveno. In questo processo vanno considerate le mutate caratteristiche e la consistenza numerica della popolazione scolastica, nonché le nuove linee di indirizzo scolastiche. Le scuole slovene hanno un'identità particolare. Questa loro diversità, la devono saper sviluppare e rendere appetibile anche per coloro che provengono da altri ambienti linguistici o in parte già assimilati. Devono saper mantenere le proprie peculiarità senza dover per questo ridurre il proprio livello qualitativo in nessun ambito, a partire da quello linguistico. Un opportuno progetto di sviluppo deve comprendere un programma linguistico-culturale dettagliato e appropriato, nonché un'offerta educativa interessante e in linea con le esigenze della popolazione scolastica contemporanea. Il piano di sviluppo deve prevedere soggiorni di studio in Slovenia per tutti i gradi e ordini scolastici. A questo proposito auspichiamo che i due Paesi firmino quanto prima un idoneo accordo. Il tema della razionalizzazione scolastica dovrebbe essere considerato come un'opportunità per unire mezzi materiali e competenze, nonché per allargare l'offera formativa. Bisogna garantire l'insegnamento di tutte le materie previste dalla legge, ivi compreso quello dell'educazione musicale. Ci dovremo pronunciare anche in merito alla questione dell'allacciamento del sistema scolastico statale al sistema regionale di formazione professionale, ma anche in merito al rapporto che dovrebbe intercorrere tra il sistema nazionale scolastico e il sistema accademico riordinato. Tra le priorità di sviluppo va inserito anche l'impegno ad istiture una scuola media inferiore bilingue nella Slavia Veneta, nonchè quello volto al completamento della rete scolastica bilingue nella fascia confinaria della provincia di Udine. Negli ambienti scolastici a marcata complessità linguistica sono necessarie delle riforme tecniche e radicali per ammodernare gli approcci didattici. Questi ultimi dovranno consentire agli alunni di stabilire un contatto più attrattivo e vitale con la lingua slovena e con l'intero entroterra sloveno. E' inoltre indispensabile imbastire una collaborazione più stretta con il territorio, con le organizzazioni slovene e con lo stesso Stato sloveno. I rapporti e gli scambi reciproci vanno coltivati con cura soprattutto nell'ambito degli studi accademici e della formazione continua. Nel contesto delle problematiche scolastiche vanno considerati anche la formazione musicale, il tema scottante dell'asilo nido sloveno nonché tante altre novità e iniziative nell'ambito universitario.

ECONOMIA

L'articolazione, la dispersione e l'atomizzazione - se stiamo a quanto emerge da un'indagine effettuata nel settore commerciale - che contraddistinguono l'economia della nostra minoranza rappresentano dei fattori notevoli che spesso ostacolano i tentativi di integrazione e di scambio di informazioni. Questo problema si manifesta anche nei momenti quando la colaborazione è indispensabile, per esempio quando si vogliono analizzare gli impatti che potrebbe avere l'adesione della Slovenia all'UE oppure quando si cerca di richiamare l'attenzione dei politici su questioni particolarmente impellenti. Sarebbe poi necessaria una colaborazione più organica tra i soggetti dell'economia minoritaria e le altre componenti della nostra società, quali quelle culturali, scolastiche e sportive. Data la presenza di numerose unità economiche (Unione degli agricoltori, Unione regionale economica slovena, Camera di economia slovena, fondazioni, istituti bancari, grosse imprese, società finanziarie, Cooperativa Primorski dnevnik, ecc.), è necessario trovare un'idonea forma di collaborazione tra le singole unità e organizzazioni analoghe al fine di pervenire a una maggiore efficienza e integrazione anche a livello regionale. In questo senso è stata avanzata la proposta di istituire un Forum per l'economia come tavolo di concertazione per delineare le principali linee guida per lo sviluppo delle attività economiche nelle condizioni mutate. In seno a questo forum si dovrebbero mettere a punto delle strategie per i singoli settori economici, in particolar modo per i seguenti: formazione e occupazione (oltre alla formazione professionale delle risorse umane è necessario elaborare delle idonee forme di orientamento di studio e professionale in un ambiente transfrontaliero ovvero internazionale; in quest'ambito bisogna prestare particolare attenzione alla formazione dei quadri dirigenti, come veniva peraltro già fatto in passato); beni immobili (in considerazione delle necessità concrete bisogna mettere a punto un elenco delle priorità e un piano per gli interventi a seconda dei mezzi disponibili per la costruzione di nuove strutture, il restauro di quelle già esistenti e la manutenzione del fondo immobiliare); offerta dei servizi, che vengono erogati dai singoli uffici delle varie associazioni economiche, dell'Associazione degli agricoltori e delle società di assistenza sociale (sono rilevanti sia per i singoli cittadini sia per una presenza più consolidata delle associazioni, che eserciteranno in questo modo un'influenza più marcata sul territorio e, di conseguenza, anche sull'intera minoranza slovena; poiché si tratta di più unità, è necessaria una forte interazione tra di esse, il che andrà sicuramente a beneficio della loro efficienza). Inoltre è necessario attivarsi per creare delle condizioni ottimali per lo sviluppo del territorio e i principali fattori ad esso collegati. Questo vale precipuamente per l'agricoltura e gli altri comparti economici che contribuiscono alla valorizzazione del territorio (ristorazione, turismo, artigianato, ecc.). Attualmente si percepisce una certa debolezza nel reagire agli interventi esterni sul teritorio, quali la costruzione di grandi opere pubbliche, le espropriazioni, gli arredi urbani contemporanei, i piani urbanistici sempre più complicati ... Le comunele e gli usi civici rappresentano in questo senso una risorsa rilevante. Essi, infatti, sono un soggetto economico degno di tutto rispetto, anche la loro partecipazione può pertanto contribuire significativamente a un operato più efficace delle principali associazioni rappresentative della minoranza. I sempre più vigorosi processi di integrazione vanno accompagnati dall'attuazione di scelte che devono poter offrire alla nostra economia delle nuove prosepettive di sviluppo e che devono saperla ricollocare al centro degli avvenimenti.

PREVIDENZA SOCIALE

L'aspirazione a garantire una società sana deve essere una delle priorità della nostra comunità. Al giorno d'oggi questa volontà non può più dipendere solo dalla consapevolezza delle singole famiglie, bensì necessita dell'impegno del più ampio contesto sociale. I problemi sociali della nostra comunità richiedono una maggiore attenzione da parte dei politici e delle due principali associazioni rappresentative. Le singole associazioni sociali operano autonomamente e su base volontaria, si gestiscono da sole e si contraddistinguono per una evidente oscillazione tra momenti più ottimistici e quelli più pessimistici. In questo ambito svolgono un ruolo importante soprattutto le imprese del sociale. La normativa vigente stabilisce a chiare lettere delle regole che devono essere rispettate anche dalle associazioni solidali, tanto più se vogliono percepire degli aiuti statali. Proprio per questo motivo è indispensabile che le associazioni siano al corrente di tutti i nuovi impegni a cui devono assolvere per potersi riorganizzare e inseririrsi negli elenchi regionali. A tal fine è opportuna una fattiva collaborazione tra le società che perseguono obiettivi comuni attraverso attività affini. Alla luce di tutto ciò, auspichiamo la nascita di un ufficio di coordinamento che possa offrire assistenza amministrativa, giuridica e burocratica a tutte le nostre associate e che le possa anche informare in merito a tutte le novità che si verificano nell'ambito del sociale. Dobbiamo richiedere la presenza di operatori sociali sloveni presso tutti i comuni della nostra regione dove vive la minoranza slovena. Bisogna poi estendere le attività del Servizio socio-psicologico alla provincia di Gorizia e alla Slavia Veneta. E' indispensabile predisporre uno sportello informativo bilingue che possa, anche avvalendosi di tecnologie di comunicazione più all'avanguardia, sensibilizzare la società in merito ai diritti delle persone con necessità particolari al fine di diffondere la cultura dell'integrazione sociale anche di questi cittadini più svantaggiati. Nell'ambito della Conferenza programmatica è stato per la prima volta elaborato un elenco di tutte le società che si occupano di previdenza sociale. L'assuefazione da alcool e la tossicodipendenza si fanno sempre più sentire anche nella nostra società: riguardano tutte le fascie d'età della nostra comunità. Anche questi due fenomeni preoccupanti devono trovare un giusto riscontro nella consapevolezza della nostra minoranza.

GIOVANI

Un'altra priorità assoluta è rappresentata dalla necessità di consentire ai giovani di rivestire cariche importanti all'interno della nostra comunità minoritaria. L'esperienza di un gruppo informale che ha trattato le questioni giovanili nell'ambito della Conferenza programmatica dovrebbe incentivare l'attenzione che viene prestata ai giovani da parte delle due associazioni rappresentative della minoranza slovena in Italia. Le esigenze e le attese dei giovani sono molteplici e variegate. Va stimolata innanzitutto la loro autoiniziativa che li deve portare a elaborare proposte e progetti ben articolati e concretamente realizzabili. L'SKGZ e l'SSO devono attivarsi per la messa a punto di un elenco che contempli tutte le associazioni che riuniscono tutti i giovani sloveni che vivono fuori dai confini della loro madrepatria. Ciò dovrà portare all'istituzione di un Forum giovanile permanente che disporrà di un'adeguata assistenza tecnica per poter coordinare al meglio le attività delle varie associazioni. Inoltre dovrà essere costituito un fondo di sostegno per il finanziamento di progetti comuni elaborati dagli stessi giovani. I giovani dovranno incrementare i loro contatti sia con i coetanei che vivono nella nostra regione sia con i giovani della madrepatria. Inoltre dovranno allacciare legami più stretti anche con i coetanei che appartengono alla minoranza slovena fuori dai confini italiani. Fondamentale sarà la collaborazione anche con i coetanei italiani che in questo modo contribuiranno a una maggiore consapevolezza dell'etnia maggioritaria in merito alla nostra lingua e alla nostra cultura. Il sistema scolastico svolgerà da questo punto di vista un ruolo di primo piano. Da un'indagine, condotta tra gli studenti delle scuole medie superiori, è emerso che i giovani seguono spesso le notizie dei mass media sloveni. Per questo motivo invitiamo i mass media minoritari a attribuire più spazio ai giovani, se non lo hanno ancora fatto. Le singole associazioni devono adoperarsi ulteriormente per garantire sostegno e integrazione sociale ai giovani che provengono da matrimoni misti o da famiglie italiane. La stessa attenzione va prestata a coloro che per motivi diversi hanno optato per la scuola italiana o che hanno trovato lavoro in un ambiente spiccatamente italiano. E' chiaro che le varie società ed istituzioni devono stimolare la fiducia reciproca tra le diverse generazioni e che devono offrire ai giovani tutto lo spazio necessario, nonchè garantire loro la totale libertà di parola. A chi è particolarmente portato bisogna dare la possibilità di assumere la guida delle società e delle associazioni, il che sicuramente contribuirà a dare un forte impulso all'intraprendenza intellettuale a 360 gradi. Non da ultimo auspichiamo che i giovani facciano tesoro delle esperienze di ricerca condotte in collaborazione con l'istituto SLORI e che estendano i loro studi a fasce d'età e a settori non ancora affrontati.

SPORT

L'SKGZ e l'SSO fanno proprie le tesi che le varie società sportive hanno elaborato - e successivamente anche pubblicato - sulla base di un ampio dibattito. Lo sport è un vero e proprio serbatoio dove confluisce la maggior parte dei giovani. Si tratta di un settore strategico dove dobbiamo sfruttare al massimo le energie e le competenze, promuovendo al contempo l'educazione a tutto tondo, prestando particolare attenzione agli aspetti legati alla nostra minoranza. La strategia della ZSŠDI, la Federazione delle società sportive slovene in Italia, deve focalizzarsi principalmente su due aspetti: innanzitutto deve adoperarsi affinché i giovani fino al loro 18 anno d'età possano cominciare a sviluppare sin dalla loro infanzia tali capacità da poter conseguire risultati sportivi anche di massimo livello; in secondo luogo deve approcciarsi più attivamente anche al mondo dello svago e del tempo libero. A fronte delle condizioni, soprattutto quelle sociali, radicalmente mutate nel territorio di loro competenza, le nostre società sportive possono continuare a svolgere il loro ruolo tradizionale, ma al contempo possono assumere anche una fisionomia completamente innovativa. Le società sportive possono assurgere a un vero e proprio laboratorio della convivenza. Per farlo, devono dotarsi di un'attrezzatura tecnica adeguata e devono essere già ben radicate nel loro ambiente naturale. Le società sportive devono essere in grado di consolidare ulteriormente nei giovani il senso di appartenenza alla minoranza slovena. La ZSŠDI deve farsi carico di un consistente lavoro di orientamento sul campo. Avvalendosi della consulenza di esperti esterni, deve elaborare dei progetti analitici e globali molto dettagliati. Deve attribuire particolare attenzione soprattutto alle attività sportive dei più giovani, mettendo a punto delle scalette per ordine d'importanza delle attività che vanno sostenute in via prioritaria. Le singole società devono entrare nell'ottica delle soluzioni dettate dai risultati che ha fatto emergere il sondaggio sullo sport. Ovviamente la svolta non può essere immediata e radicale; tuttavia è necessario che si adotti una nuova mentalità che miri alla realizzazione di obiettivi saldi e precisi. Continuiamo ad avere bisogno di risultati eccellenti per renderci più riconoscibili, tuttavia questo non può più essere la priorità esclusiva della ZSŠDI, bensì soprattutto delle sedi in cui viene effettivamente perseguita l'eccellenza. E' altresì indispensabile instaurare una collaborazione più stretta tra gli ambienti sportivi sloveni, far cadere ogni sorta di barriera e creare nuovi centri tecnici settoriali. A volte le società devono rinunciare alla propria leadership a favore di una più solida affermazione dei singoli centri. Questo è anche l'unico modo per consentire la sopravvivenza dei centri stessi, ma al contempo anche una strada percorribile per conseguire risultati più visibili nell'ambito della politica sportiva delineata. Attraverso un'organizzazione approfondita e un approccio manageriale dobbiamo rivalorizzare tutti gli impianti sportivi di cui dispone la nostra minoranza. Assieme alle autorità politiche dobbiamo concordare delle soluzioni per ridare loro lo slancio necessario. Per l'affermazione degli interessi più generali dello sport degli sloveni in Italia è necessaria una presenza congiunta di tutte le società che fanno parte della federazione ZSŠDI. Le società sportive devono altresì collaborare con tutti gli altri settori nei quali si riconoscono i nostri giovani. Dobbiamo cercare di pervenire a un'integrazione sistemica tra lo sport e gli altri ambiti organizzati della nostra minoranza (la cultura, la scuola, i mass media, il sociale ...) al fine di garantire ai nostri giovani una crescita personale globale e ognicomprensiva.

CULTURA

L'ambito culturale ha dimostrato di essere molto ampio, caraterizzato da punti di vista, necessità e interessi più svariati. Il sondaggio e i contributi scritti hanno confermato la presenza di una ricca cultura amatoriale e l'aspirazione delle varie associazioni a potenziare la propria professionalità prefissandosi ulteriori obiettivi. Nonostante la vitalità culturale che si suddivide in più ambiti, i quali tuttavia spesso si compenetrano a vicenda, bisogna agire considerando la limitatezza delle risorse materiali e umane che vengono impiegate per garantire la stabilità finanziaria delle organizzazioni e delle associazioni culturali. In quest'ottica è indispensabile utilizzare le risorse materiali e umane in modo mirato, elaborando un piano degli investimenti pluriennale e stimolando, nei limiti del possibile, la sinergia tra i soggetti che operano in ambiti analoghi. A tutti i livelli bisogna stimolare l'afflusso di nuove risorse umane onde evitare problemi legati al deficit di personale. In questo senso va incentivato anche un adeguato ricambio generazionale. E' necessario reperire i fondi per i progetti che presentano nuovi approcci artistici e di studio nonché sperimentali. Una particolare attenzione deve essere prestata anche allo sviluppo di attività minori, ma non per questo meno importanti, quali l'editoria, le librerie, le gallerie, la cinematografia e simili. Un'eccezione e al contempo una priorità nell'ambito delle problematiche cosiddette "territoriali" e rappresentata dal Centro culturale sloveno di San Pietro al Natisone. La cultura e l'istruzione dei beneciani, soprattutto delle fasce più giovani, hanno a disposizione opportunità molto limitate. I giovani beneciani possono frequentare le scuole materna e elementare slovene, ma non hanno la possibilità di completare l'intero ciclo scolastico in sloveno poiché lo sloveno nella scuola media inferiore viene insegnato solamente durante delle ore aggiuntive pomeridiane, che non riscuotono molto successo tra gli alunni. Nella Slavia Veneta inoltre non esiste un luogo "fisico" dove ci si potrebbe riunire e coltivare attività culturali, sportive e ricreative. Manca dunque un punto di riferimento dove i beneciani potrebbero sentirsi a casa e ben consapevoli della loro appartenenza linguistica. Salvo ulteriori investimenti aggiuntivi, questi giovani rischiano di acquisire una determinata conoscenza dello sloveno all'asilo e alle elementari per poi perderla a causa di circostanze oggettive, sopraffatti da un ambiente italiano o da una realtà semplicemente locale-dialettale. Anche per il Kulturni dom di Trieste è necessario predisporre un piano di sviluppo, che faccia di quest'edificio un centro culturale funzionale. Alla luce del riutilizzo della case di cultura di un tempo dobbiamo mettere a punto dei progetti per creare dei centri culturali e d'informazione nelle nostre città che siano utilizzabili anche per attività di promozione culturale.

MASS MEDIA

Abbiamo constatato che la struttura mutata e mutevole della società minoritaria nonché il territorio locale che assumerà nuove dimensioni con l'adesione della Slovenia all'Unione europea, sono di fatto due elementi basilari che dovrebbero trovare un giusto peso anche nei mass media. Oltre alla necessità di un rafforzamento del personale dell'intera rete dei mass media è stato enucleato anche un vivo interesse per la messa in campo di nuove sinergie, e quindi di una collaborazione funzionale tra i diversi mezzi di comunicazione di massa. Il tutto deve essre realizzato nel pieno rispetto del pluralismo mediatico. In questo senso riveste un ruolo importante anche la stampa periodica. I mass media devono curare particolarmente la lingua scritta e quella orale: devono saper coadiuvare la scuola nel suo impegno nell'insegnamento della lingua slovena. Dal punto di vista strategico sarebbe opportuno considerare anche l'utilità di un'eventuale collaborazione tra i mass media italo-sloveni transfrontalieri. Le attività delle organizzazioni slovene devono elaborare una forma di comunicazione efficace anche nei rapporti con il popolo maggioritario. E' indispensabile mettere a punto una strategia per garantire una presenza incisiva delle nostre informazioni, posizioni ed esigenze anche nei media italiani locali nonché nazionali. Particolarmente sentita è la volontà di essere presenti anche sulla scena mediatica della vicina Slovenia. I programmi dell'emittente di Lubiana devono essere visibili nell'intera area mista del FVG, mentre la programmazione slovena della sede regionale della RAI deve abbracciare tutte e tre le provincie dove è presente la minoranza slovena. Ribadiamo il nostro accorato appello ai mass media della Slovenia a prestare maggiore attenzione alle realtà degli sloveni che vivono all'infuori dai confini della loro madrepatria. Infine non dobbiamo trascurare nemmeno i mezzi di comunicazione più all'avanguardia: internet può essere un ottimo canale per l'allacciamento a il consolidamento di contatti con gli sloveni che vivono in Italia e altrove nel mondo.

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Questo documento vuole essere una sintesi del lavoro svolto dal 1 febbraio 2002, giorno in cui ha iniziato i lavori la Conferenza programmatica a Padriciano, e l'8 novembre 2003, quando la conferenza ha concluso i suoi lavori organizzando un simposio di chiusura a Gorizia. Poiché si tratta di una sintesi, il documento va esaminato in parallelo con il materiale raccolto da tutti i gruppi di lavoro, nonché in considerazione del dibattito che si è sviluppato al simposio di Gorizia. Auspichiamo che l'esperienza della Conferenza programmatica porti alla costituzione di un Forum di dibattito permanente che si occupi, anche secondo la logica della consultazione tra l'SKGZ e l'SSO, dell'elaborazione di proposte, linee guida e programmi concreti, nonché della risoluzione di questioni ancora aperte. Con questo documento la Conferenza programmatica si conclude. Il suo lascito è costituito da un ingente materiale pratico e da tanta buona volontà. La conferenza ha visto la partecipazione di centinaia di rappresentanti, giovani e meno giovani, della minoranza, di numerosi funzionari e attivisti, professionisti e entusiasti. Il nostro obiettivo era quello di offrire alla minoranza alcune soluzioni, o perlomento alcuni indirizzi sul cammino da intraprendere verso un più pieno sviluppo. Da questo punto di vista abbiamo sicuramente avuto successo; solo il tempo dimostrerà la validità di queste soluzioni e la capacità della minoranza a imboccare veramente una nuova via.