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DVIGNITE SE! (INDIGNATEVI!) - Celebrazione del 70° del Fronte di Liberazione e del 20° dell'indipendenza della Slovenia

05/12/2011
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Avete anche voi la sensazione che il suolo vacilli non solo sotto i piedi di noi sloveni, che siamo tra le nazioni meno numerose in Europa, non solo dei greci o degli italiani, ma di tutti gli europei? Tutti noi europei vediamo l orizzonte incupirsi a causa della crisi economica e dell incertezza, dello sconforto, dello scoraggiamento che essa suscita. Le nobili aspirazioni dei giganti della recente storia europea, dei più grandi statisti europei che, dopo le due atroci guerre del secolo scorso, hanno posto le fondamenta di un'Europa comune nel tentativo di scongiurare ogni possibilità di nuovi conflitti ed egoismi, si stanno oggi dissolvendo nella rapacità di insaziabili appetiti finanziari, in una sorta di sindrome di infallibilità e di predominio della società occidentale, nella paura fobica dell uomo nero che minaccia il nostro posto di lavoro, mette a repentaglio la sicurezza delle nostre case, si impossessa delle nostra città e si insinua nelle nostre scuole. Abbiamo vissuto a lungo nell abbondanza, convinti che sarebbe durata in eterno.

Ma non è così. I segnali sono chiari, decisi, fatali. Non possiamo nemmeno dire che non sapessimo che la tempesta ci avrebbe colti del tutto impreparati. Da quando il mondo è un unica rete virtuale, milioni di pagine web, forum, blog diffondono incessanti moniti a rispettare i principali elementi naturali e umani. Ma sono allarmismi, terrorismo mediatico Basta un pizzico di indifferenza e le preoccupazioni svaniscono. Ma per poco.

Oggi, in veste di oratrice in questa ricorrenza così importante per gli sloveni - il 70° anniversario della costituzione del Fronte di Liberazione - cerco di riordinare le idee perché da un guazzabuglio di parole confuse prenda corpo un qualche messaggio. Ma perché proprio io? vi chiederete. Non so rispondervi: non sono una storica, non sono un intellettuale, né una scrittrice o poetessa; non sono nemmeno più giovanissima, qualità che nella nostra comunità sembra divenuta rilevante di per sé, a prescindere dal fatto che si abbia o meno qualcosa di giovane o nuovo da dire. Sono semplicemente una persona, un appartenente alla comunità slovena in Italia, che ad un certo punto si è trovata ad un bivio: conferire spessore al proprio senso di appartenenza dando un contributo personale allo sviluppo di questa comunità, o rimanere dietro le quinte e intervenire pubblicamente assecondando null altro che il proprio bisogno, desiderio o voglia. I membri delle minoranze etniche non possono permettersi questo secondo atteggiamento, poiché la loro esistenza e il loro sviluppo necessitano di un impegno attivo, razionale e strategico per raggiungere un obiettivo chiaro e comune.

L'Europa ha bisogno di un nuovo movimento di resistenza, simile a quello sorto 70 anni fa. Dobbiamo opporci alla superficialità dei rapporti, alle opinione urlate, all invidia, alla gelosia, alla denigrazione, all apatia e all indifferenza. Le folle degli "indignati" nelle più ricche città europee e americane, la primavera araba, il crollo del modello economico capitalistico, che ha privato le giovani generazioni della speranza di poter vivere autonomamente e senza l'assistenza finanziaria dei genitori o addirittura dei nonni, e rubato agli anziani il sogno di poter godere della meritata pensione, devono destarci dall indifferenza spronandoci a perseguire quei valori che possono dare un senso alla nostra vita, e che soli ci permettono di camminare a testa alta, impavidi. Così, in un freddo 15 dicembre di 70 anni fa, camminò Pinko Tomažič al poligono di Opicina. E al suo fianco, con pari dignità, camminarono verso la propria morte Ivan Ivančič, Simon Kos, Viktor Bobek e Ivan Vadnal.

Solidarietà, uguaglianza, onestà, coraggio, piena assunzione di responsabilità per le proprie azioni e per le proprie parole, legami interpersonali (non virtuali, ma reali: fondati su uno sguardo e un dialogo franco con il prossimo, con i conoscenti, i colleghi, gli amici). Sono valori che non è possibile acquistare, e che nessuna speculazione può sottrarti.

Sono i valori che hanno contraddistinto sia la Lotta di liberazione sia la lotta per l'indipendenza della Slovenia. Il presidente sloveno Danilo Türk, durante la celebrazione del 70° anniversario della costituzione del Fronte di liberazione, ha detto: *"La distanza temporale che ci separa dalla Lotta di liberazione nazionale sta aumentando. Ciò consente l avvio di nuove ricerche storiche e apre nuove prospettive. Ma in nessun modo può legittimare alcun tentativo di strumentalizzazione politica o addirittura di mistificazione della storia. Ogni tentativo del genere deve essere respinto con chiarezza."*

Nonostante la lontananza temporale, nonostante la mutata situazione storica, nonostante le nuove interpretazioni della storia, non possiamo né dobbiamo rimuovere quest evidente verità: senza il Fronte di Liberazione, oggi non avremmo né uno stato né un popolo. Il popolo sloveno, amante della libertà, semplice e retto, si è ribellato all assimilazione, alla violenza e alla crudeltà degli invasori, e si è unito in un movimento che è stato capace di formare un vero e proprio stato nello stato. Quest impresa ha richiesto un adesione entusiastica e disinteressata, sacrificio, sofferenze, sforzi sovrumani. La libertà è stata pagata non solo col sangue e con la sofferenza di migliaia di combattenti partigiani, attivisti del Fronte di Liberazione, prigionieri dei campi di concentramento, ostaggi, esuli e rifugiati, ma anche con quelli dell inerme popolazione civile. È vero: non tutte le azioni sono state buone, luminose ed eroiche; ma ciò nonostante, sono state proprio queste stesse azioni a contribuire in modo essenziale alla formazione della nazione slovena, che, dopo l'esperienza dell appartenenza alla Jugoslavia, ha optato per la propria indipendenza e la sovranità.

Vent'anni fa la Slovenia ha voltato pagina, iniziando a scrivere un nuovo capitolo della propria storia, con entusiasmo, ottimismo e con la speranza che tutto sarebbe stato migliore, più bello, più giusto. I successi economici e politici hanno agevolato il suo ingresso nell'Unione europea e l'adozione della moneta unica, ma hanno anche innescato un processo di disaffezione dei suoi cittadini verso il bene comune. Gli sloveni, come peraltro tutti nel mondo occidentale, sono diventati soprattutto consumatori, individui che perseguono innanzitutto il proprio benessere personale: l'entusiasmo che ha permeato i primi anni dell'indipendenza è andato gradualmente scemando. La Slovenia possiede un cospicuo capitale naturale e umano che potrebbe garantirle un futuro prospero, a patto che tutti i cittadini, e in particolare i loro leader, acquistino la consapevolezza che il proprio paese va amato e rispettato, e che ognuno deve contribuire al meglio delle proprie forze al benessere comune. Noi sloveni abbiamo una grande storia; la grandezza del nostro futuro dipende invece dal grado di responsabilità con cui sapremo affrontarlo.

Settant anni sono un lasso di tempo tale da permetterci di conoscere personalmente i testimoni e i protagonisti di quelle vicende. Siamo cresciuti tra le vittime del terrore fascista e nel culto dei valori della Lotta di liberazione nazionale che la SKGZ - Unione culturale economica slovena ha da sempre onorato, sia ispirando a essi la propria attività, sia deponendo corone funebri ai piedi dei monumenti ai caduti. Io stessa faccio parte di coloro che non solo rispettano i monumenti, ma partecipano anche, attivamente o passivamente, alle cerimonie commemorative.

Gli anniversari non sono semplici rituali. Essi ci offrono soprattutto l occasione di riflettere sull attualità o meno di eventi e figure storiche, di interrogarci se abbiano ancora qualche significato e valore, oppure non ne abbiano più. Questo vale anche per la Lotta di Liberazione.

Per i giovani d oggi, la ripetitività dei canti partigiani, la rievocazione della grande epopea con cui il nostro popolo ha scritto la propria storia, le cerimonie del 1° novembre e del 25 aprile sono obsolete e anacronistiche. Spetta a noi, dunque, trovare la forma e il modo di adattare gli ideali e i valori del Fronte di Liberazione e della Lotta per la liberazione nazionale alla mutata situazione internazionale e alle condizioni di vita odierne. Anche oggi è necessario infatti condannare con fermezza ogni forma di violenza, impegnandoci nella ricerca di soluzioni tolleranti e pacifiche ai problemi che sorgono tra popoli e nazioni.

Anche come minoranza nazionale in Italia abbiamo bisogno di un nuovo movimento di resistenza. Personalmente, ritengo che esso dovrebbe mirare a un deciso e coerente abbattimento delle barriere sempre più alte che dividono gli sloveni di diversi orientamenti che vivono in Italia. Più si restringono i nostri orizzonti finanziari e politici, più noi - nel timore che qualcuno ci possa togliere ciò che abbiamo ottenuto con pazienza e costanza ci arrocchiamo ognuno nella difesa dei propria piccola fortezza. Invece di cercare un linguaggio comune, enfatizziamo le sia pur minime differenze, perdendo non di raro la bussola del fine cui dovrebbe primariamente essere volto il nostro operato: il mantenimento del territorio d insediamento sloveno, che rappresenta una ricchezza per tutta l area. In questa partita all interno della comunità slovena non c è alcun vincitore: ma tutti, alla fine, potremmo essere perdenti.

Al popolo è indissolubilmente legata la lingua: come individuo, come operatrice culturale, come rappresentante dei media sloveni e come sindaco sento tutte le mie responsabilità e le mie debolezze. La lingua non è solo un insieme di regole, suoni, segni, la lingua è un mondo in cui ogni cosa, ogni concetto ha un suo posto e una sua espressione. Ogni singola parola che estromettiamo da questo circolo immaginario - e ciò avviene inconsciamente di generazione in generazione produce il progressivo restringimento di questo mondo, che cede il proprio posto a un altro mondo, inevitabilmente più povero.
La pace, la libertà, la giustizia non sono fatti acquisiti una volta per tutte, forti, durevoli: travolti dalla frenesia della vita moderna, raramente ci soffermiamo a riflettere sul contributo che ognuno di noi può dare per il miglioramento delle condizioni di vita e per una società più consapevole. La crisi, la paura di un futuro economico incerto e la labilità delle relazioni interpersonali ci sottraggono la forza e l energia necessaria per levare la nostra voce contro tutte le ingiustizie e le contraddizioni del nostro tempo, o semplicemente per offrire il nostro aiuto nel superare le varie difficoltà dovute alla situazione odierna. E invece no: dobbiamo assumerci la responsabilità del nostro destino comune, di tutto ciò che sta accadendo intorno a noi; attribuire la colpa a qualcun altro, non dev essere una scusa per osservare passivamente gli eventi. Rialziamoci da questa palude di risentimenti, d invidia, di gelosia, di critiche, di malcontento; smettiamola di piangerci addosso. Indignamoci con la stessa fiducia, la stessa forza, la stessa passione del Fronte di Liberazione!

Alenka Florenin