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Lettera aperta al sindaco di Trieste Roberto Cosolini

17/10/2014
Rudi Pavšič e Roberto Cosolini
Egregio Signor
Sindaco di Trieste
Roberto Cosolini
Devo riconoscere che seguo con stupore e amarezza il dibattito pubblico relativo all'uso della lingua slovena durante le sedute del Consiglio comunale di Trieste. Lo stupore deriva dal fatto che si tratta di un'opportunità che dovrebbe essere oggi assolutamente normale in una città che è storicamente espressione di lingue e culture diverse e quindi anche di quella slovena. Le ragioni che hanno ostacolato il riconoscimento della pari dignità delle lingue sono note, ma oggi nel 2014 sono, io credo, anacronistiche.
Sono amareggiato perchè la mia lingua materna non gode, a Trieste, di uno status di uguaglianza anche se ciò è quanto prevedono le leggi di tutela. Voglio tuttavia credere in un clima positivo che anche Lei ha contribuito ad affermare e che queste aperture siano motivate culturalmente e politicamente e non il frutto di tattica politica.
Ribadisco, comprendo le ragioni per le quali - a causa della storia recente e passata che abbiamo condiviso - Trieste è stata un luogo di aspro confronto tra gruppi, popoli e singoli cittadini e vi si sono instaurati meccanismi di esclusione. Credo che dobbiamo affidare questo periodo storico alle memorie soggettive di ognuno ed al lavoro oggettivo degli storici. Noi invece abbiamo il compito di agire per favorire l'inclusione e la coesione, nel segno del riconoscimento e del rispetto. Forse questo è compito proprio della nostra generazione che ha vissuto i conflitti ed i travagli della storia. In questo senso mi affido al Suo ruolo istituzionale ed alla sua sensibilità.
L'Unione Culturale Economica Slovena Slovenska kulturno-gospodarska zveza che rappresento è impegnata ogni giorno, affinchè la comunità slovena abbia quella dignità che le è stata riconosciuta dalle leggi di tutela dello Stato italiano e prima ancora dagli accordi internazionali. Siamo impegnati, affinchè la convivenza e la collaborazione tra diversi (e ciò che ci separa è molto meno di quanto a volte non non si pensi) diventi un fatto normale della nostra vita quotidiana ed allo stesso tempo, affinchè la nostra presenza, la lingua e la cultura slovena vengano percepiti e vissuti come un arricchimento ed un'opportunità in più. La maggior parte dei suoi cittadini, Signor Sindaco, condivide in parte o del tutto questa opinione. E' compito della politica favorire questi processi.
Desidero ricordare inoltre che da parte nostra abbiamo operato all'insegna dell'apertura e del rispetto delle altre comunità e collaborato in particolare con la comunità italiana in Istria e le associazioni degli esuli. Con quest'ultimi abbiamo promosso diverse iniziative. Tutto ciò ha avuto il suo apice nel mese di luglio del 2010 con la presenza dei tre Presidenti della Repubblica al Concerto per la pace in piazza Unità d'Italia.
Desidero esprimerLe il mio apprezzamento per la Sua decisione di affidare la guida del Consiglio comunale, di un assessorato e di una importante commissione consiliare a tre rapresentanti sloveni. Sono stato lieto anche per il riconoscimento che Lei ha voluto tributare allo scrittore Boris Pahor, così come della scelta di nominare uno sloveno al ruolo di presidente del Teatro Rossetti.
Per tutte queste ragioni, per gli importanti passi che Lei ha compiuto, mi ha offeso e deluso la banale motivazione che starebbe alla base della preclusione alla pari dignità della lingua slovena in Consiglio comunale. Il costo della traduzione non può essere la giustificazione per l'esclusione dello sloveno dalla principale istituzione triestina. Per la comunità slovena la lingua è la prima priorità perchè senza lingua non esisterebbe. L'uso pubblico della lingua slovena è il più importante indicatore della qualità del rapporto tra maggioranza e minoranza. Sono fatti noti, naturalmente. Diverso è se qualcuno è ostile alla lingua.
Egregio Signor Sindaco questo non è il suo caso e non lo è nemmeno per la Sua maggioranza.
La difficile crisi economica e finanziaria che stiamo vivendo non può essere l'alibi per sminuire e banalizzare una questione così importante come quella dei diritti umani e tra questi il diritto di esprimersi nella propria lingua che è peraltro riconosciuto dalla legislazione italiana. La legge di tutela 38/2001 d'altra parte finanzia proprio questo tipo di servizio ed il mio auspiscio è che il Comune di Trieste presenti i progetti da finanziare ai sensi di quella legge come del resto fanno le amministrazioni degli altri 32 Comuni dove la comunità slovena è storicamente insediata.
Sono pertanto convinto che farà tutti i passi necessari per affermare il carattere plurilingue e pluriculturale di Trieste come capitale dell'Europa centrale e come modello di convivenza e di rappporti di buon vicinato.
Egregio Signor Sindaco,
sono convinto che Lei condivide il mio pensiero e che troverà la soluzione migliore per una questione che non dovrebbe più essere un problema bensì un'opportunità per il futuro. Non condivido d'altra parte l'idea del "tramonto" di Trieste e ne ho conferma dall'aumento della presenza di turisti stranieri che registro nelle vie cittadine. Il mio invito è quello di essere ospitali e l'ospitalità è in primis di chi riceve: degli italiani, degli sloveni e di tutte le altre comunità cittadine che agiscono come una comunità e non come cellule separate tra di loro.
Rudi Pavšič
Presidente SKGZ-Unione Culturale Economica Slovena