Il presente sito utilizza i cookie tecnici, ma anche i cookie di terze parti per assicurare la migliore esperienza di navigazione. Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma è possibile disabilitare i cookie statistici e di profilazione nella Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione o chiudi il banner acconsenti all’utilizzo di tutti i cookie.

X chiudi

Tavola rotonda nell'ambito del progetto LEX

24/10/2014
S.PIETRO AL NATISONE, 18.10.2014 - Rudi Pavšič, Zaira Vidau, Guido Germano Pettarin, Stefano Predan e Livio Semolič (NM)
La tavola rotonda di sabato scorso, organizzata dalla Skgz, ha offerto spunti di riflessione letteralmente molteplici. Sposando lo stesso spirito con cui è stata ideata l'iniziativa (come tutto il progetto Lex) crediamo sia più utile concentrarci sugli aspetti positivi che l'hanno caratterizzata. Sforzandoci dunque di non cadere nella tentazione di ridurre il tutto alla sensazione generale per cui il confronto si sia svolto su due livelli distinti e tra loro poco interconnessi. Da un lato del tavolo studi, proposte e resoconti di buone prassi su come sfruttare al meglio le potenzialità della legislazione di tutela della minoranza slovena. Dalla platea le ripicche (comprensibili forse, ma del tutto inutili) sulľidentità linguistica dei territori della Provincia di Udine ricompresi nelľambito di tutela. Il convegno ha detto anche questo, ma non solo. Va sottolineata come positiva già la sola partecipazione di tanti amministratori. Tutti, anche quelli che si sono espressi in maniera critica nei confronti della tutela, hanno sottolineato l'utilità pratica delľiniziativa. Pratica perché le proposte e le risposte alle criticità sollevate dagli ammistratori sono state precise e puntuali. Tutti, ad esernpio, si sono detti sostanzialmente d'accordo con Stefano Predan (segretario provinciale della Kmečka zveza): i fondi dell'articolo 21 della legge 38/2001 (che la legge stanzia a favore dello sviluppo economico dei territori della Provincia di Udine) devono servire a promuovere le attività economiche di chi in quei territori investe, sul modello di quanto avvenuto dal 2010 con il bando per gli agricoltori della Comunità montana del Torre Natisone e Collio. Chiare anche le risposte alle sollecitazioni che, in qualche modo, contestavano l'utilità degli sportelli linguistici e che chiedevano che quei fondi potessero essere destinati ad altri capitoli.
Nel momento in cui si dovesse rivedere la legge, e soprattutto la questione dei finanziamenti, - è stato detto - sarà molto più probabile ottenere modifiche peggiorative. L'invito è stato quindi quello di utilizzare gli sportellisti al meglio, in base ai documenti che (già a suo tempo) hanno prodotto Arlef e Comitato paritetico. Sportellist che - posto che quei fondi in caso di mancate aperture resterebbero nelle casse dello Stato - potrebbero avere un ruolo importante per la realizzazione di progetti transfrontalieri.
Peccato solo che nessuno dei nostri abbia preso realmente in considerazione la proposta lanciata dalľassessore del Comune di Gorizia Pettarin sul possibile allargamento del Gect anche ai comuni della fascia confinaria della Provincia di Udine e del Posočje. Peccato che nessuno degli amministratori abbia rilevato che la tutela potrebbe giocare un ruolo importante nella riforma degli enti locali che la Regione sta predisponendo. Fungendo da fonte per evitare che i Comuni montani possano perdere molte delle competenze proprie a favore di Unioni di fatto controllate dai centri più popolosi della pianura. Peccato, soprattutto perché per entrambe le questioni i tempi stringono, e se ne è già perso troppo. Se andiamo di questo passo chissà di quanto tempo avranno bisogno per capire che la legge di tutela nasce e serve solo, qui, per tutelare la nostra identità. Viviamo anche noi in un mondo sempre più globalizzato, figlio delle trasformazioni violente che ha imposto la modernità e che hanno profondamente modificato le relazioni sociali e quindi anche i modi di comunicare.
Ci pare perciò chiaro che, in un ambiente che è stato in passato forzatamente italianizzato e messo con le spalle al muro di Berlino, l'unica possibilità di sopravvivenza che hanno le nostre 'parlate locali' le offre la normativa di tutela della minoranza linguistica slovena. E, chiaramente, la conoscenza dello sloveno standard. Il cui supporto (al contrario di quanto affermano alcune teorie) è oggi indipensabíle per la sopravvivenza della nostra cultura. Lo dimostra la vivacità (a differenza purtroppo di quanto accade per Natisoniano, Resiano e affini) dei tanti dialetti sloveni che si parlano da Gorizia in giù e da Robič in là, la cui sopravvivenza non è affatto minacciata dalla lingua standard. Che offre, anche ai nostri compaesani, indiscutibili opportunità economiche (vedi Gect o Interreg). L'eoonomia è oggi elemento imprescindibile per la sopravvivenza di qualsiasi comunità che non vuole essere ridotta a festival di revival folkloristico. Questa la dura lex sed lex che vale anche per noi. (ab)
(Novi Matajur, 22 ottobre 2014)