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Bazovica 2009 - Franco Juri

11/09/2009

Cari amiche e amici, compagne e compagni, parenti degli eroi che oggi omaggiamo, spettabili autorita', italiane e slovene, spettabile signora ministro dragi prijatelji in prijateljice, tovarišice in tovariši, sorodniki Bazovskih junakov, ki jih danes počastimo, spoštovani predstavniki oblasti, italijanskih in slovenskih, spoštovana gospa ministrica, vennero fucilati proprio qui, dove ci troviamo e li ricordiamo oggi, nell'alba del 6 settembre del 1930, esattamente 79 anni fa. Ferdinad Bidovec aveva 22 anni, Franjo Marušič ne aveva 24, Zvonimir Miloš 27, Lojze Valenčič 34. Erano giovani, erano uomini, erano quattro convinti antifascisti, militanti dell'organizzazione clandestina Borba (piu' tardi TIGR), quattro convinti patrioti che avevano scelto metodi di lotta radicali. Tre erano sloveni e uno croato, quasi a suggellare, nella lotta e nel prematuro incontro con la morte, una comune appartenenza a queste affascinanti ma anche difficili terre di frontiera, terre di identita' diverse che avrebbero dovuto apprendere a convivere e a rispettarsi, e che invece qualcuno volle cancellare e rimodellare per decreto, uccidendo la fantasia e l'utopia, oscurando i colori e appiattendo ogni rilievio, con il manganello, l'olio di ricino, la discriminazione etnica, e infine la guerra. E non solo. Morirono all'alba a testa alta, ma certamente anche loro avrebbero voluto vivere, perche' erano giovani, erano uomini di profondi sentimenti e di forti passioni, e perche' avrebbero voluto combattere ancora e vedere maturare i frutti di quella lotta. Nel 1930 il fascismo continuava a consolidare il suo potere-dopo che cinque anni prima aveva sospeso e cancellato in Italia ogni istituzione democratica - affermando una dittatura nera, intollerante e violenta, basata sull'intimidazione e la repressione , gli omicidi politici ( primo della serie quello del socialista Giacomo Matteotti ) e lo squadrismo delle camicie nere. Al confine orientale, nelle terre annesse dopo la prima guerra mondiale e il trattato di Rapallo, li' dove la stragrande maggioranza della popolazione era slovena o croata, il fascismo – gia' di per se' ideologicamente nazionalista – si sentiva investito di una missione particolare. In quanto „fascismo di frontiera“ si era imposto il diritto e dovere di „bonificare etnicamente“ queste terre, trasformandone, a suon di decreti e anche con la forza, l'identita' culturale e nazionale. Dopo le bonifiche - senz'altro utili - delle paludi Pontine e della Maremma, il regime di Benito Mussolini senti' di dover attuare una „bonifica etnica“ nei territori di dubbia o incerta italianita'. Ma qui non c'era l'acqua, non c'erano le paludi. Qui c'erano due popoli, c'erano centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini con una propria millenaria identita'. E' giusto ricordare il contesto storico e sociale in cui avvennero i processi e furono emesse le sentenze che portarono i quattro giovani antifascisti, accusati allora di attentare alla sicurezza nazionale, cioe' di qualcosa di simile al „terrorismo“, prima alla tortura e poi davanti al plotone di esecuzione. Il Tribunale speciale, costituito nel 1926 da „giudici“ di stretta osservanza militare e fascista, e completamente a digiuno di diritto, sentenzio' 42 condanne a morte di cui ne vennero eseguite 31. Di queste ben 9, poco meno di un terzo, coinvolsero antifascisti sloveni, rei di opporsi- anche con azioni violente - a una dittatura violenta e guerrafondaia e alla cancellazione sistematica dell'identita' del proprio popolo. Undici anni dopo l'esecuzione di Basovizza, a solo a qualche chilometro da qui, a Opicina-Opčine, i fascisti fucilarono altri 5 antifascisti sloveni: Pinko Tomažič, Ivan Ivančič, Viktor Bobek, Simon Kos e Ivan Vadnal. Fu questa solo la riconferma che il regime fascista era un regime basato sull'assassinio istituzionalizzato. Era un regime che praticava il terrorismo di stato. E' giusto ricordare – pena una lunga serie di equivoci e fasificazioni storiche- in che clima e in quali circostanze quei giovani decisero di rischiare quanto di piu' caro possa avere un uomo - la vita - per contrastare un potere che dopo quell'alba nera e insanguinata non avrebbe fatto altro che confermare i motivi, le intuizioni e le drammatiche verita' che avevano dettato la difficile, a quei tempi persino disperata scelta dei giovani Bidovec, Marušič, Miloš e Valenčič, quando ancora le folle, la maggioranza di un paese e di una nazione, seguivano acritiche, illuse e conformiste, o semplicemente intimorite, le promesse di giustizia e la teatrale follia di un duce. Si', nel lontano 1930 solo una minoranza di italiani (i democratici, i progressisti piu' coraggiosi, i vari Matteotti, i Gramsci, i fratelli Rosselli, i Gobetti, i Don Sturzo) e fra questi molti cittadini di nazionalita' slovena -le tragiche statistiche del Tribunale speciale lo confermano – comprese bene dove il culto nazionalista e populista del fascismo e quello di Mussolini stesse in realta' trascinando il „Bel Paese“. Un „innamoramento“ generalizzato nei leader, nelle guide forti, nelle chimere di rivoluzioni xenofobe e autarchiche, nelle soluzioni facili, nei sogni imperiali, nei complessi di grandezza, nel maschilismo dalla mascella volitiva e dei lucidi stivali militari, nella demonizzazione del diverso, porta ineluttabilmente alla catastrofe, alla disfatta morale e alla miseria etica. Dovrebbe portare una nazione anche alla catarsi e alla consapevolezza piena di ogni proprio retaggio storico e delle sue conseguenze. Dovrebbe... Allora quell'infatuazione porto' ancora piu' in la', porto' alla guerra piu' crudele e sanguinosa che la storia umana e l'Europa avessero mai conosciuto. All'uccisione dei sei militanti antifascisti a Basovizza segui' un'escalation di violenza fascista e imperiale. La repressione in Libia, la guerra in Abissinia, con le efferate stragi di patrioti e popolazione civile africana, l'appoggio - a fianco di Hitler - a Francisco Franco e al suo esercito insorto contro la repubblica democratica spagnola, le leggi razziali antisemite, l'alleanza con la Germania nazista, l'occupazione dell'Albania, della Grecia, la strage di civili a Dominikon, le stragi nei Balcani, nella „Provincia di Lubiana“, Gonars, Arbe, la Risiera...Dove morirono ebrei, sloveni, croati, italiani, antifascisti e tanti bambini. E' giusto ricordare questi innegabili fatti storici, soprattutto a chi, forse per un certo conformismo suggerito dalle velleita' e dai malintesi postmoderni, da un'apparente e interessata antiideologia, da quella „fine della Storia“ che stenta a convincerci, o per semplice pigrizia etica o intellettuale, oggi strizza l'occhio al negazionismo o a un certo revisionismo storico che tende ad addolcire o a relativizzare le nefaste gesta del fascismo e persino a criminalizzare la Resistenza, con lo scopo di far coincidere entrambi su uno stesso piano di responsabilita', dove si possa dire: tutti sbagliarono, e tutti ebbero ragione. Tutti furono vittime e carnefici. Fascismo e antifascismo sarebbero- secondo questa impropria lettura- due facce di una stessa medaglia. E questi maestri dell'antistoria sembrano volerci dirce: ma si', e' ora di finirla ; dobbiamo affrontare le sfide dell'oggi, della globalizzazione, la competitivita' dei mercati, la recessione e... fermare o scacciare gli immigrati. Siamo pratici, impariamo e usiamo tutti la stessa lingua. Perche' complicarci la vita? A cosa servono le differenze? In fondo siamo omologati, occidentali, combattiamo insieme in Afganistan, vero? Bandiere diverse, ma uniformi e armi ormai uguali, standardizzate, con il sigillo della Nato. “ E' proprio nella mancanza di consapevolezza e di memoria storica, nel qualunquismo dilagante e fomentato da una visione acritica della vita, dalla faciloneria mediatica, dal culto della stupidita', dei grandi fratelli e del consumismo, dall'omologazione estetizzante e lumpenculturale, che si coltivano i germi di fascismi nuovi, di intolleranze inedite e inconsapevoli, qualunquiste spesso (s)vestite da veline. E' qui, in questo sprazzo di storia, nell'intersezione di tanti interessi differenti, o di tante differenze interessate che va inteso anche lo sforzo eminentemente politico di rivedere la storia per porre sullo stesso, identico piano il nazifascismo e il comunismo, il collaborazionismo e la Resistenza. Perche' non ci siano malintesi; la condanna di ogni totalitarismo, dei crimini petpetrati durante ma anche dopo la guerra, in nome delle ideologie, della vendetta o della Rivoluzione, e' giusta, e' necessaria. E' un dovere etico e di civilta'. Giusta e necessaria e' anche la pietas per ogni vittima di una violenza o di un sopruso. Soprattutto se civile e innocente. E persino il rispetto per qualsiasi combattente, di qualsiasi colore, che abbia creduto con sincerita' nella propria causa, senza commettere crimini contro l'umanita', e abbia offerto la propria vita, e' piu' che dovuto. Ma i tentativi di equiparare il nazifascismo con le idee di coloro che hanno contribuito decisivamente alla sua sconfitta, tentativi che si sforzano di moltiplicare risoluzioni in cui fascismo e nazismo sono menzionati distrattamente, solo come alibi per colpire il vero bersaglio attuale della destra conservatrice, e' un'operazione ideologica e politica fondamentalmente ingiusta, un tentativo che fa leva sulle mezze verita' e che nussuno storico serio potrebbe mai avallare. C'e' chi oggi in Europa, e anche qui da noi, in Italia e in Slovenia, tenta di relativizzare o di riscrivere la Storia, e persino di criminalizzare l'antifascismo e la lotta partigiana. C'e' anche chi lo fa per permettere una strisciante riabilitazione o, comunque, la decriminalizzazione del fascismo stesso. E da quei pulpiti sentiamo nuove sentenze, nuovi interrogativi: „ma in fondo chi erano quei quattro di Basovizza? Infrangevano le leggi, pianificavano attentati, mettevano bombe persino nelle scuole e negli asili.“ Ecco le mezze verita'. Si', nelle scuole e negli asili (naturalmente vuoti) della „bonifica etnica“. A coloro che si sforzano di mettere sullo stesso piano tutte le ideologie totalitarie o autoritarie del XX. secolo, magari pensando che il Tribunale speciale fascista fosse persino un'emanazione dello stato di diritto, consigliamo di studiare, di ragionare, di approfondire e di capire. Di leggere attentamente la relazione storica preparata , dopo anni di lavoro e incontri, dalla commissione mista italo-slovena. Chiediamo di rispettare chi ha dato la vita per un mondo migliore, per un mondo in cui ogni bambino potesse finalmente – senza dover chiedere scusa o permesso a questo o a quel padrone o gerarca- frequentare un asilo o una scuola nella propria lingua materna. Che potesse parlare, cantare e giocare liberamente, nella nel proprio idioma, senza paure o complessi di sorta. E quindi, guardando intorno a noi, ci chiediamo; nell Europa unita che stiamo costruendo e che vogliamo costruire insieme, quegli ideali e quelle speranze sono stati finalmente realizzati? Per quanto mi riguarda, rimango piu' che mai fiero di essere figlio di un partigiano italiano garibaldino che combatte' il fascismo e il nazismo a fianco dei partigiani sloveni. E sono fiero di essere qui oggi ad omaggiare il ricordo di quei quattro eroi il cui sacrificio indico' quale sarebbe infine stata l'unica strada possibile che avrebbe portato, o avrebbe dovuto portare alla liberta', alla democrazia e al rispetto dei diritti umani, compresi quelli delle ogni minoranza. Onore agli eroi di Basovizza, e a tutti coloro che sono caduti perche' noi, oggi, potessimo vivere in un mondo migliore, senza odi, senza sopraffazioni e senza confini. Slava in čast Bazovskim junakom!

Grazie! Hvala!

Franco Juri