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Cinquant'anni di storia da Trieste a Gorizia e alla provincia di Udine

19/11/2004

Domenica 28 novembre 1954, nella sede dell’Unione culturale sloveno-croata (SHPZ) in Via Roma a Trieste, si tenne l'assemblea costitutiva dell'Unione economico-culturale slovena, come fu inizialmente denominata. La SKGZ di Gorizia si costituì qualche mese dopo, più precisamente il 5 giugno 1955. L'assemblea dedicata alla fusione tra i due rami dell'organizzazione si tenne il 23 marzo 1958. La modifica del nome da Unione economico-culturale slovena a Unione culturale economica slovena fu proposta dalla sezione isontina in occasione della suddetta assemblea. Fu così che la SKGZ diventò la prima organizzazione della minoranza slovena operante nel territorio etnicamente misto dell'attuale Regione autonoma Friuli Venezia Giulia. L'SKGZ riunì gli sloveni delle province di Trieste, Gorizia e Udine. Per motivi politici ed etnici nella provincia di Udine non si poté arrivare alla costituzione formale di un ramo dell'SKGZ. In compenso in queste aree cominciò a portare avanti una missione simile il Circolo culturale Ivan Trinko, ideato nel 1954 e formalmente costituito il 2 ottobre 1955. Il circolo svolse un ruolo trainante nella vita culturale dei beneciani. All'assemblea costitutiva dell'SKGZ presero parte 45 delegati, in rappresentanza di 15 associazioni economiche, culturali e di altra natura. In quell'occasione Boris Race, oratore principale oltre a Fortunat Mikuletič e Mirko Kosmina, presentò una relazione in cui sottolineò anche i seguenti aspetti: ” (…) Oggi, quando in qualità di rappresentanti di organizzazioni e associazioni economiche, culturali ed altre stiamo costituendo l'Unione economico-culturale slovena, siamo ben consapevoli del fatto che con ciò stiamo ponendo le basi per il futuro sviluppo economico e culturale degli sloveni di Trieste. Al contempo stiamo creando delle condizioni favorevoli per la loro partecipazione alla vita politica. Per questo motivo possiamo ritenere che l'odierna riunione sia una vera e propria pietra miliare nella storia degli sloveni di Trieste. (…) ”

Il 5 giugno 1955 si tenne l'assemblea costitutiva dell'Unione culturale economica slovena, organizzata da un comitato promotore su iniziativa dell'Unione delle associazioni culturali slovene (ZSPD). Dopo il dibattito, i delegati (in rappresentanza di 7 associazioni e della stessa ZSPD che riuniva 17 associazioni culturali) approvarono le relazioni e il regolamento dell'Unione. Seguirono le elezioni del comitato direttivo. La carica di presidente fu affidata a Lambert Mermolja, quella di vicepresidente a Viljem Nanut, che in quell'occasione pronunciò un discorso di cui riportiamo le riflessioni più significative: ”(…) L'odierna assemblea che vede riuniti numerosi delegati di diverse organizzazioni culturali ed economiche, rappresenta una tappa storica nella vita degli sloveni d'Italia. Oggi saranno poste le fondamenta di un nuovo edificio che garantirà un giusto e dignitoso sviluppo della nostra vita culturale ed economica. (…) La scarsa comprensione nei confronti dei diritti per cui ci battiamo si trascina fin da troppo tempo, dal settembre del 1947, da quando nel governo siedono persone che non vogliono comprendere la nostra causa e che cercano persino di negare la nostra esistenza come popolo. La neonata Unione dovrà farsi carico di questa lotta e aiutarci a conseguire lo status di cittadini trattati su piede di parità. (…) ” L'SKGZ di Gorizia non rappresentava solo gli sloveni della provincia di Gorizia, bensì anche quelli della Slavia Veneta, della Val Canale e della Val Resia. In pratica si sostituì al Fronte democratico degli sloveni (DFS) ossia al Fronte socialista degli sloveni. Ci fu comunque una netta differenza tra le due organizzazioni: il Fronte democratico degli sloveni (successivamente rinominato in Fronte socialista degli sloveni) fu un'organizzazione politica che si presentava anche alle elezioni. L'SKGZ invece nacque come organizzazione politico-minoritaria per rappresentare gli interessi della comunità etnica slovena. L’SKGZ non costituì una sua sede a Udine, Cividale o San Pietro al Natisone perché in quelle aree si preferì costituire una comune associazione di carattere prettamente culturale. Il 2 ottobre 1955 si tenne a Udine l'assemblea costitutiva dell'associazione culturale dei beneciani, intitolata a Ivan Trinko, prete, poeta e figura di spicco nella Slavia Veneta, spentosi un anno prima. L'associazione stabilì come obiettivo primario della propria attività la difesa della lingua slovena, del patrimonio etnico culturale degli sloveni e dei diritti della minoranza slovena. Nel Matajur, bisettimanale dei beneciani, nr. 18/1955 (16.-31.10.1955) ritroviamo diversi articoli sull'avvenimento. Vi leggiamo: ”Il 2 ottobre è stato un grande giorno per la Slavia Veneta. Prima di mezzogiorno a Udine si sono riunite tantissime persone, giovani e meno giovani, dei nostri paesi per partecipare all'assemblea costitutiva del Circolo culturale Ivan Trinko. Sono accorsi numerosi, pieni di energia e senza alcun timore con l’intento di far vedere la loro presenza istituendo un'associazione dopo un secolo di silenzio. (…) ” All'assemblea costitutiva fu approvato il regolamento dell’associazione e furono eletti il comitato direttivo (costituito da 9 membri) nonché il comitato di controllo (3 membri). Il verbale della riunione non si è conservato e nemmeno i giornali riportano i nomi dei membri eletti. Probabilmente si decise volutamente di tacere sui loro nomi per garantire a queste persone l'incolumità nelle condizioni tese e pericolose di quegli anni. Riportiamo quindi i nomi degli eletti come vengono ricordati da chi era presente all'assemblea costitutiva dell'associazione. Alla carica di presidente fu eletto Mario Kont, la carica di vicepresidente fu affidata a Izodor Predan, quella di segretario invece a Viljem Černo. All'assemblea congiunta del 23 marzo 1958 si concretizzò la fusione tra i due rami dell’SKGZ. La decisione di unire la sezione di Trieste con quella di Gorizia era stata tuttavia presa già prima, nel 1956. I motivi del ritardo della sua realizzazione vengono spiegati nel verbale della seduta a cui parteciparono rappresentanti di entrambe le associazioni e che si tenne il 18 settembre 1957 a Trieste. Fu Jože Dekleva ad assumersi la responsabilità di questo ritardo che tuttavia ribadì il suo appoggio all’idea di procedere alla fusione tra le due sezioni. I più accesi sostenitori della fusione furono i rappresentanti della sezione isontina. Il 9 marzo 1958 si tennero contemporaneamente le assemblee dei consigli di Trieste e di Gorizia. Il 23 marzo 1958 fu quindi la volta dell’assemblea congiunta che si tenne a Trieste in Via Roma nr. 15. La relazione principale fu esposta da Jože Dekleva. Venne approvato un nuovo regolamento dell’SKGZ, venne adottata una risoluzione sui diritti della minoranza slovena in Italia e furono eletti i nuovi membri nel comitato direttivo nonché nel comitato di controllo. Le cariche furono assegnate nel modo seguente: dott. Jože Dekleva – presidente, prof.ssa Nežica Kocjančič – primo vicepresidente, Izidor Predan – secondo vicepresidente, Mirko Kosmina - primo segretario, Viljem Nanut – secondo segretario. Fu così costituita un’organizzazione minoritaria di cui facevano parte 23 associazioni culturali, economiche, di beneficenza e di altra natura. Diamo uno sguardo all’editoriale del Primorski dnevnik del 23 marzo 1958: ” (…) D’ora in poi, l’organizzazione potrà difendere e richiedere il rispetto dei diritti della minoranza con maggiore efficacia, a prescindere dal fatto che essi siano previsti solo da una parte o da tutte le disposizioni dello Statuto speciale. Ci riferiamo qui soprattutto ai beneciani che continuano a non disporre nemmeno di scuole con lingua d’insegnamento slovena.(…) ” Riportiamo inoltre alcune riflessioni espresse dal presidente Jože Dekleva durante l’assemblea del 23 marzo 1958: ” (…) Dopo la sua fusione, l’Unione potrà estendere la sua attività sull’intero territorio in Italia dove è presente la minoranza slovena. Potrà così coprire la provincia di Trieste e di Gorizia, la Slavia Veneta e la Val Canale, un territorio, quindi, che dal punto di vista amministrativo è suddiviso in tre province che in futuro faranno parte della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di cui ci dovremo occupare con particolare attenzione perché ci vengano garantiti i diritti che ci spettano grazie a uno statuto regionale speciale. (…) Il programma della nostra Unione che ricomprende problematiche etniche, culturali ed economiche della nostra comunità, è molto concreto e tutt’altro che facile da realizzare. Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che bastano dei provvedimenti organizzativi per far fronte a tutti i nostri problemi. Come non basta neppure solamente sapere cosa vogliamo come singoli e come comunità. (…) Tutto questo non è sufficente se vogliamo portare a termine i nostri compiti con successo, anche se riconosciamo che l’elemento più importante in tutto ciò è l’uomo, il singolo, da cui tutto dipende. (…) ” Fu così che cominciò ad operare l’organizzazione rappresentativa della minoranza slovena in Italia. Fu costituita proprio negli anni più difficili e tormentati del secondo dopoguerra. L’SKGZ fu fondata sulle basi del Fronte di Liberazione. Va comunque ricordato che nei primi anni del dopoguerra il fronte sloveno si divise in due schieramenti e che, poco dopo, lo schieramento di sinistra si spaccò a sua volta in seguito alla risoluzione del Kominform del 1948. Lo scontro riguardò soprattutto Trieste, meno la città di Gorizia. Ancor prima ci fu la definizione dei confini nazionali, in seguito alla Conferenza di Parigi del 1947. A Gorizia all’epoca operava il Fronte democratico degli sloveni (DFS) che fu successivamente rinominato in Fronte socialista degli sloveni. A Trieste era invece attivo il Fronte di Liberazione. Con la firma del memorandum d’intesa di Londra il 5 ottobre 1954 gli sloveni di Trieste, Gorizia, della Slavia veneta, della Val Resia e della Val Canale diventarono cittadini della Repubblica italiana. In queste circostanze difficili fu istituita l’Unione culturale economica slovena al fine di riunire la minoranza slovena in tutti gli ambiti della sua attività. Da subito si decise che l’SKGZ sarebbe stata un’organizzazione rappresentativa della minoranza e non un partito politico, che quindi non si sarebbe mai presentata alle elezioni. Non si può dire lo stesso per l’Unione socialista indipendente (USI) che si presentò alle elezioni tra gli anni 1955 e 1962 o per l’Unione antifascista italo-slovena (UAIS), che fece lo stesso prima del 1954.

Negli ultimi 50 anni l’SKGZ ha percorso un lungo cammino, colmo di successi. In questo mezzo secolo sono cambiate tante cose, ma l’SKGZ non ha mai rinunciato al suo ruolo di mediatore e di fautore degli interessi della minoranza slovena in Italia. La sua missione continua ad essere fondamentale e insostituibile. L’SKGZ si potrebbe brevemente definire così: organizzazione minoritaria, autonoma e apartitica che si adopera perché nel territorio della regione Friuli Venezia Giulia vengano rispettati appieno i diritti della minoranza slovena e dei suoi appartenenti in ambito economico, politico, culturale, sociale, scolastico ed altri. Si adopera quindi per garantire agli sloveni gli stessi diritti che può esercitare il popolo italiano. Riunendo in sé associazioni slovene economiche, culturali, sportive, educative, editoriali e di beneficenza, è in grado di assolvere alla sua missione con successo. L’attività dell’organizzazione rappresentativa degli sloveni d’Italia deve comprendere tutti gli ambiti che riguardano gli interessi della minoranza slovena nella sua globalità, ma anche gli interessi dei singoli individui. Le associate dell’SKGZ operano autonomamente, al contempo si riconoscono in quadri comuni più ampi, condivisi da tutti i membri. Le associate svolgono la propria attività nei settori di loro competenza, nel rispetto del proprio statuto e dei principi adottati assieme alle altre associazioni. Le differenze locali e la suddivisione del territorio in tre province hanno reso necessaria la costituzione di tre comitati provinciali. I comitati si occupano autonomamente delle attività che riguardano il territorio di loro competenza tenendo in dovuta considerazione le specifiche necessità locali.
L’Unione culturale economica slovena opera da cinquant’anni. Grazie alla sua proficua attività può considerarsi un elemento fondamentale e vitale della comunità slovena in Italia.