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Conferenza stampa della SKGZ a Roma

23/11/2004

La minoranza slovena in Italia è una comunità ben organizzata, dotata di soggettività ed è attiva in tutti settori della vita collettiva, in quello economico, politico, sociale, sportivo, culturale. La Comunità dispone, inoltre, di due organizzazioni maggiormente rappresentative, la SKGZ e la SSO, che accomunano la quasi totalità della vita organizzata della minoranza. La Slovenska kulturno-gospodarska zveza - Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ), e’ nata nel novembre del 1954 con l’obiettivo di contribuire al progresso sociale generale ed al rafforzamento dei rapporti democratici, allo stesso tempo al consolidamento della solidarietà tra le persone e la convivenza tra i rappresentanti di popoli diversi. Costante e’ stato il suo impegno a rendere più stretti possibili i rapporti con le istituzioni della Repubblica di Slovenia, con gli Sloveni nei Paesi contermini e nel mondo al fine di realizzare il principio di un ambito culturale comune. Inoltre ha contribuito attivamente alla conoscenza reciproca ed alla collaborazione tra le popolazioni dell' area di confine. La caduta di regimi totalitari, che ebbe come simbolo l’abbattimento del muro di Berlino, segnò periodi dolorosi. Sul confine italo-jugoslavo fummo testimoni nel 1990 dei primi scontri che segnarono la disgregazione della Jugoslavia e annunciavano le tragedie che essa produsse. La vicina Slovenia ebbe la sorte propizia di diventare uno Stato autonomo, libero e democratico senza precipitare nell’inferno dei Balcani. E proprio la Slovenia è dal 1° maggio di quest’anno uno dei dieci nuovi membri dell'Unione Europea. La Storia sta dunque dando a Trieste, alla regione Friuli Venezia Giulia, agli italiani e agli sloveni una grande opportunità di crescita, di benessere e di amicizia tra due Stati e due nazioni limitrofe. In quest’ottica ravvisiamo la necessità e l’urgenza di un superamento dell’idea di minoranza perché tutti ormai siamo minoranza in una Europa unita e votata alla pacifica convivenza. In questo contesto il nostro essere minoranza vorrebbe assumere un altro ruolo nei rapporti da una parte tra Stato e Regione, che fonda la sua specialità anche sulla presenza degli Sloveni, dall’altra tra Regione e Repubblica slovena al fine di far assumere alla città di Trieste, al suo entroterra e agli altri territori, dov'è presente la minoranza, compiti e funzioni adeguate alla loro storia, collocazione geografica, potenzialità intellettuali ed economiche. Per svolgere questi nuovi ruoli abbiamo però la necessità di poter usufruire del sostegno delle Istituzioni pubbliche e di adeguati strumenti legislativi, in primo luogo della legge di tutela della minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia (38/2001) e della legge quadro 482 del 1999 che la ha preceduta. Siamo costretti a riconoscere, però, che anche gran parte delle norme contenute nella legge di tutela sono rimaste purtroppo lettera morta, in particolare a causa di una controversa interpretazione delle disposizioni che riguardano la delimitazione del territorio interessato alla tutela. (Rudi Pavšič – presidente regionale SKGZ)

L’Unione culturale economica slovena ha giocato un ruolo fondamentale nel processo di presa di coscienza della propria identità culturale e linguistica da parte degli Sloveni della provincia di Udine che si sono raccolti ed organizzati nella loro prima associazione culturale, il circolo Ivan Trinko di Cividale, esattamente 50 anni fa. Ha infatti incoraggiato, sostenuto ed accompagnato tutte le iniziative sviluppate dalle associazioni slovene locali in campo culturale, scolastico, sociale ed economico. Il tratto più significativo dell’Unione è stata propria la sua capacità di avere una visione globale della comunità slovena del Friuli Venezia Giulia. Nella sua piattaforma politica ha sempre preso in considerazione tutti gli aspetti della vita della comunità, da quello culturale e linguistico a quello sociale ed economico. Particolarmente pesante quest’ultimo, visto che in tutta la fascia confinaria, dalle Valli del Natisone, alla Val Canale, la questione linguistica ed etnica si saldava alla pesante ipoteca del confine sulla cortina di ferro, le servitù militari, la marginalità socio-economica del territorio per lo più montana e l’emigrazione che è stato un vero e proprio esodo. La promozione culturale e linguistica era strettamente connessa anche l’emancipazione sociale e la crescita economica. Allo stesso tempo l’Unione culturale economica slovena si è impegnata per il riconoscimento della comunità slovena in tutte e tre le province di Trieste, Gorizia ed Udine, respingendo i tentativi di isolamento e separazione degli Sloveni del Friuli dal resto della comunità. In Friuli si sente ancora molto fortemente l’eredità della chiesa d’Aquileia in cui hanno convissuto pacificamente per secoli Sloveni e Slavi, Tedeschi, Friulani, Italiani e che possiamo dire in qualche modo prefigurò l’Europa unita di oggi. Anche grazie al riconoscimento da parte dello Stato italiano della propria pluralità linguistica e culturale attraverso le leggi di tutela delle minoranze linguistiche storiche e quella specifica per gli sloveni, pur con i gravi ritardi nella loro applicazione, cresce la collaborazione tra Friulani, Sloveni e Tedeschi, si creano le condizioni per la pluralità linguistica che rappresenta un’ulteriore fattore di integrazione con i nostri vicini più prossimi. L’identità culturale e linguistica che per troppo tempo è stata vista dalle autorità centrali come retaggio del passato o peggio ancora pericolo per il nostro paese, si sta rivelando come mezzo straordinario di crescita ed affermazione a tutto vantaggio della comunità locale, regionale e statale. (Jole Namor – presidente provinciale SKGZ Udine)

Gorizia è stata la protagonista dello storico allargamento dell'Unione Europea festeggiando, assieme al presidente della commissione europea Prodi, l'entrata della Slovenia nella piazza Transalpina: luogo che unisce simbolicamente le due città divise per più di cinquant'anni dal confine. Dopo le numerose tragedie belliche e non,che hanno caratterizzato il 20° secolo in particolare nelle terre di confine, si sta realizzando oggi in particolare a Gorizia un vero laboratorio di convivenza e collaborazione tra le due comunità quella slovena e quella italiana. Ed in questo contesto opera la minoranza slovena di Gorizia ed in particolare l'Unione culturale economica slovena- SKGZ, come elemento di unione e quando serve di mediazione tra le due città, non limitandosi quindi ha difendere i specifici interessi ed affrontare i molteplici problemi della minoranza slovena. Il nostro lavoro è proiettato al periodo post Schengen quando cadranno definitivamente le barriere confinarie che stanno dividendo ancora le due città, ma soprattutto stiamo investendo molte risorse nel far cadere i confini presenti nelle teste dei cittadini sia sloveni che italiani per far si che tutto il territorio transfrontaliero si sviluppi nel capo economico, culturale e sociale nello spirito che ispira l'Unione europea. Perciò ci attendiamo un maggior coinvolgimento e attenzione da parte del Governo nei confronti del FVG, di Gorizia e della comunità Slovena che vive in Italia, affinchè si realizzi veramente e non solo simbolicamente questo laboratorio di convivenza nelle terre che furono da sempre esempio pluralismo etnico e culturale. (Livio Semolič – presidente provinciale SKGZ Gorizia)

Il carattere accesamente nazionalistico che le autorità comunali hanno inteso dare alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del ritorno della città all’Italia hanno evidentemente voluto riproporre quelle lacerazioni e quelli scontri e suggerire ancora una volta l’idea che il diritto di cittadinanza a Trieste passa per una scelta esclusiva di italianità - riproponendo così più o meno consapevolmente uno dei temi fondanti della propaganda e della prassi del fascismo, non a caso da sempre incompatibile con i principi di uno Stato autenticamente democratico -, misconoscono la presenza importante di significative consistenti minoranze, ad iniziare da quella slovena. La SKGZ – Unione Culturale Economica Slovena è stata costituita un mese dopo il ritorno di Trieste all’Italia, quando con il Memorandum di Londra si chiudeva il capitolo della II guerra mondiale. Per il nostro 50° anniversario abbiamo scelto di guardare avanti, cercando di trarre dal passato sopratutto quegli insegnamenti che ci potrebbero aiutare a non sbagliare più. Sono stati 50 anni di duro lavoro, di incontri e di scontri, di crescita e di difficoltà. Ricordando il clima oscurantista, che anche nel corso di questo anno di anniversari troppo spesso ha guidato le scelte delle elite municipali, diciamo che è un’altra la strada per costruire un futuro per la nostra città e conquistarle un posto adeguato nella nuova realtà europea. È altra la strada per realizzare il reciproco rispetto per memorie e sensibilità inevitabilmente diverse, premessa indispensabile per una convivenza pacifica e una comune crescita civile. Lo abbiamo affermato un mese fa a Trieste assieme a numerose organizzazioni della società civile della città, che guardando indietro non fa che inciampare ad ogni passo e lo riaffermiamo qui oggi a Roma. Festeggiando i nostri primi 50 anni vogliamo riproporre alla città tutta le nostre risorse per rilanciare nuovamente Trieste, che può rinascere solamente se in stretta collaborazione con le altre realtà regionali e guardando alla vasta area del suo entroterra naturale. Lo ha detto il Capo dello Stato Ciampi (che in visita a Trieste aveva ritenuto giusto incontrare ufficialmente una nostra delegazione) che “Trieste può rinascere se i Triestini lo vorranno”. Noi ci crediamo. I giovani lo esigono.
La comunità slovena mette quindi a disposizione della città le proprie potenzialità, le conoscenze, le risorse umane affinché si possa e voglia crescere. Le minoranze, quella slovena in Italia e quella italiana in Slovenia e Croazia, da troppo tempo anello indebolito a ridosso del confine, vogliono giocare fino in fondo il proprio ruolo di trasmettitori culturali e mediatori della cooperazione possibile e conveniente. Per una Trieste, che palpita nel cuore d’Europa. (Igor Gabrovec – presidente provinciale SKGZ Trieste)