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Discorso celebrativo del presidente Rudi Pavšič

29/11/2004

Gentili signore, egregi signori, i cinquant’anni del nostro cammino, percorso fronteggiando avvenimenti complessi e grandi mutamenti geopolitici che hanno segnato il nostro territorio, sono un’ottima occasione per fare un bilancio del lavoro svolto dalla SKGZ Unione culturale economica slovena nell’ultimo mezzo secolo. “Nel suo impegno per uno sviluppo uniforme della comunità slovena in Italia, per la sua integrazione interna e per l’affermazione dell’identità nazionale, l’SKGZ si sente responsabile nei confronti del patrimonio storico sloveno, chiaramente esplicitato nel messaggio del Brindisi del poeta Prešeren e nella lotta per la libertà, nelle esperienze della Resistenza antifascista e nella Lotta di Liberazione slovena. L’SKGZ si adopererà per contribuire all’instaurazione di rapporti democratici tra i popoli e tra le nazioni, per tutelare la dignità dell’uomo, il benessere e la pace.” Queste sono le parole introduttive del nostro statuto che rappresentano la base e le linee direttrici del nostro lavoro. Cinquant’anni fa, i fondatori dell’SKGZ sottolinearono chiaramente il loro intento di contribuire allo sviluppo socio-economico degli sloveni delle province di Udine, Gorizia e Trieste. I loro obiettivi principali erano l’affermazione dei diritti che erano scaturiti dal Memorandum di Londra, l’unità della minoranza slovena per mezzo di un approccio apartitico nonché una migliore collaborazione con i concittadini italiani e le loro organizzazioni. Dobbiamo necessariamente considerare anche il contesto in cui fu istituita l’Unione culturale economica slovena. La sua nascita risale all’autunno del 1954, quando il trattato di pace aveva finalmente risolto la complessa questione di Trieste in un modo che si rivelò doloroso per molti, a prescindere dal loro colore politico. Oggi, quando ricordiamo quei lontani avvenimenti storici, viviamo in una realtà radicalmente mutata: l’Europa ha superato la divisione in due blocchi contrapposti, la Jugoslavia non esiste più, la Slovenia ha ottenuto l’indipendenza diventando un Paese democratico, l’Europa si sta unificando, la Slovenia è oramai membro delle istituzioni europee e internazionali, a livello locale vengono portati avanti progetti che riflettono la volontà di integrarsi dal punto di vista infrastrutturale e regionale. Ciò però non significa che i problemi possano scomparire automaticamente. La globalizzazione ha provocato un nuovo ordine mondiale che paradossalmente è anche molto caotico. Il capitalismo e la stessa democrazia stanno oramai facendo vedere i propri limiti e richiamano la nostra attenzione su numerose questioni ancora irrisolte. La convivenza tra i popoli permane difficile. Persino il rapporto tra l’uomo e la natura è diventato controverso. Da un lato il mondo di oggi è più aperto, ma dall’altro non è in grado di offrire le sicurezze auspicate. Anche questa è una delle ragioni che ha generato nuove forme di razzismo, xenofobia, integralismo religioso e altre ideologie che si sono aggiunte ai vecchi nazionalismi. Da questo punto di vista anche i rapporti tra gli sloveni e gli italiani continuano a registrare delle zone d’ombra, dovute a un passato ancora mal digerito, ma anche a un futuro spesso incerto. La minoranza slovena vive in una realtà generalmente più serena e aperta, ma al contempo ancora incerta e suscettibile di condizionamenti ideologici. Proprio per questo motivo noi come Unione culturale economica slovena seguiamo l’esempio dei nostri predecessori e invece di scivolare in questioni che dividono i popoli, e che sono quindi delle cause perse già in partenza, preferiamo sottolineare l’importanza della collaborazione e della comprensione reciproca. Riteniamo che sia fondamentale instaurare rapporti amichevoli con il popolo vicino con il quale dobbiamo assumerci congiuntamente le responsabilità per il nostro futuro, ma soprattutto per il futuro dei nostri figli, un futuro che sappia riunire il popolo italiano e quello sloveno. Non possiamo rischiare di perdere la forza vitale dell’ottimismo e della speranza, nemmeno quando constatiamo che continuano a rimanere aperti numerosi problemi. I nostri pensieri devono essere rivolti soprattutto verso il futuro. Qui come altrove in Europa dobbiamo continuare a costruire ponti, a cercare degli accordi pacifici tra i popoli vicini, a superare le tensioni che ancora permangono. Solo così potremo essere vincenti. Parliamo dell’Europa perché crediamo nella sua carica positiva e riteniamo che essa rappresenti una solida base per risolvere anche i nostri problemi locali. Parliamo dell’Europa dei diritti, dell’Europa in cui i più forti rispettano i più deboli, i più grandi i più piccoli e dove regnano la solidarietà e il rispetto delle diversità. Dico ciò perché anche da noi si possono notare dei tentativi di considerare la nostra identità alla stregua di un elemento etnico-folkloristico e “debole”. Noi però non possiamo approvare simili atteggiamenti e anche per questo continuiamo con ostinazione la nostra lotta per un’affermazione giuridica di quei diritti per i quali l’SKGZ si è battuta sin dalla sua costituzione. Noi ci adoperiamo per una comunità solida e sviluppata dal punto di vista etnico, linguistico, culturale ed economico, una comunità il cui futuro risiede nel futuro in quanto tale e non nel ricordo del passato. Oggi disponiamo di due leggi che ci toccano direttamente: della legge quadro sulle lingue minoritarie e della legge di tutela globale rivolta specificatamente alla minoranza slovena. Queste sono le basi giuridiche che ci permettono di rivendicare i nostri diritti. Oltre al dialogo interculturale ed amichevole, queste due leggi sono la base che ci potrà portare a migliorare i nostri rapporti con Roma, con la Regione Friuli Venezia Giulia e non da ultimo con gli enti locali, a partire dalle stesse amministrazioni comunali. Per realizzare concretamente tutti i principi dichiarati e per applicare le due leggi è tuttavia necessario possedere spiccate capacità per portare avanti trattative efficaci, per capirsi reciprocamente e a volte anche per accettare dei compromessi qualora i punti di vista siano troppo distanti per poter portare a una soluzione che soddisfi pienamente entrambe le parti. In questo senso dobbiamo trarre insegnamento e consiglio dalla storia. Considerato ciò suona quindi tanto più contraddittoria la non attuazione della legge di tutela, facendo intendere che vi sia una chiara intenzione di mantenere la legge lettera morta. In occasione della sua recente visita a Trieste il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi ha sottolineato che Trieste, orgogliosa della propria antica pluralità di indentità culturali, potrà ancora riaffermare la sua vocazione internazionale. La condizione è che Trieste lo desideri veramente. Noi sloveni lo vogliamo e lavoriamo in questa direzione. L’Unione culturale economica slovena non è un’organizzazione di partito, bensì rappresenta un importante elemento dell’organizzazione della società civile slovena in Italia. Nei limiti delle sue possibilità cerca di far sentire la sue voce anche a Roma. Inoltre, elaborando proposte concrete che rispondano ai diversi problemi della minoranza slovena, aspira ad essere maggiormente coinvolta nei lavori della Regione Friuli Venezia Giulia e quindi collabora strettamente anche con le amministrazioni provinciali e comunali, con tutta una serie di organizzazioni italiane, friulane, ebraiche ed altre che operano a livello locale nonché con i singoli cittadini. Significativa è pure la sua collaborazione con la Slovenia. Se questa cooperazione venisse a mancare, provocherebbe un vero e proprio shock per la comunità slovena in Italia con ripercussioni a lungo termine e molto probabilmente anche fatali. Inevitabilmente si verificherebbe un peggioramento della nostra vita collettiva in quanto comunità etnica. Bisogna però fare attenzione: questa collaborazione con la madrepatria non è poi tanto scontata e automatica. Anche per questo motivo la nostra minoranza cerca di allacciare e consolidare contatti con la minoranza italiana in Slovenia e in Croazia. La situazione attuale si differenzia dal passato soprattutto perché oggi non possiamo più credere che i miglioramenti possano presentarsi automaticamente, come pure non possiamo illuderci che tutti i legami siano destinati ad essere durevoli. Oggi è necessario lottare per delle cose, che in passato sembravano scontate. E per questo che ci stanno a cuore le parole che ci sono state rivolte dal presidente della Repubblica di Slovenia Janez Drnovšek, quando sostiene che i valori che hanno da sempre contraddistinto la nostra attività diventano oggi, con l’adesione della Slovenia all’U.E., valori ed impegni comuni. E che le nuove condizioni richiedono un comune riflessione per il futuro. Ho già parlato dei diversi ambiti su cui si concentra la nostra attività. All’interno della vita istituzionale, politica e civile italiana dobbiamo insistere perché vengano rispettati i nostri diritti, ma ci dobbiamo pure impegnare per uno sviluppo comune. In Slovenia dobbiamo sconfiggere la mentalità di molti sloveni che si interessano quasi esclusivamente solo di ciò che succede a Lubiana. Questo fenomeno ci viene confermato anche dai sondaggi dell’opinione pubblica. Se alle regioni periferiche nei mass media sloveni viene data scarsa visibilità, alle comunità slovene presenti nei Paesi vicini non viene accordata la benché minima attenzione e quindi sembra quasi che esse non esistano. Anche per questo motivo dobbiamo integrarci con altre minoranze linguistiche e far sentire la nostra voce nei principali centri politici europei. Questi ultimi possono infatti esercitare un’influenza positiva sulla vita di tutte le minoranze, adottando delle leggi a loro più favorevoli. In questo senso operano anche l’SKGZ, che nel suo impegno lavora fianco a fianco con la Confederazione delle organizzazioni slovene, e diversi partiti, soprattutto attraverso le loro componenti slovene. Tuttavia non disponiamo ancora di una chiara rappresentanza che potesse occuparsi di questioni istituzionali che ci toccano da vicino. Oggi noi, sloveni della minoranza, abbiamo superato i conflitti ideologici del passato, le divergenze di opinione per noi non sono più motivo di esclusione, l’SKGZ e la COS operano congiuntamente quando si tratta di risolvere le questioni più essenziali; ma malgrado tutto ciò, la minoranza slovena non dispone ancora di una rappresentanza che la possa rappresentare in toto. L’SKGZ è stata per molti anni fautrice di una simile rappresentanza; quest’idea ha subito a lungo alti e bassi, ma alla fine non si è concretizzata. Sebbene l’SKGZ oggi disponga di meno risorse umane e finanziarie rispetto al passato recente, è ben consapevole della necessità di doversi assumere delle responsabilità e di porsi degli obiettivi e priorità chiari. Questo ci ha spinto ad organizzare assieme alla Confederazione delle organizzazioni slovene una Conferenza programmatica da cui è scaturita un’ampia gamma di materiale su cui lavorare. Abbiamo valutato le necessità e le potenzialità della minoranza nonché i nostri successi e insuccessi. Si è parlato di lingua, cultura, istruzione, economia, territorio, sport, questioni sociali, giovani e di altri aspetti della vita della nostra comunità. Siamo però ben consapevoli del fatto che la realizzazione di tutti i progetti di cui si è parlato richiede tempo e notevoli sforzi, ma anche ulteriori approfondimenti e una sincera disponibilità alla concertazione. Se la nostra economia sarà sparpagliata e non disporrà di un forte centro non possiamo aspettarci di poter essere interessanti né per la nostra regione, né per la Slovenia né tanto meno per l’Italia. Un aspetto intrinseco dell’economia è anche il territorio che negli ultimi tempi ha subito notevoli cambiamenti. Negli ultimi cinquant’anni è mutata radicalmente anche la struttura etnica della popolazione nelle aree rurali. Per questo motivo siamo chiamati a elaborare nuove strategie di sviluppo che stiano al passo con i tempi e le necessità contingenti e che cessino di essere delle mere copie di proposte e iniziative passate, che anche se all’epoca hanno goduto del nostro sostegno, sono oramai da ritenersi obsolete. La nostra visione deve basarsi sui processi di integrazione europei, sulla graduale caduta dei confini, sulle nuove opportunità che ci vengono offerte in un’area che un tempo si trovava a ridosso del confine, ma che oggi si presenta come un territorio sempre più integrato. E non da ultimo dobbiamo considerare anche i mutamenti che si sono verificati all’interno della stessa minoranza, il cui carattere di marginalità, di comunità “d’oltreconfine”, si sta lentamente dileguando. In campo culturale non ci possiamo occupare in continuazione delle varie crisi che hanno oramai intaccato la qualità, la professionalità e la capacità competitiva della nostra produzione culturale sia sul mercato sloveno che su quello italiano. Andiamo fieri della nostra forte propensione alle attività amatoriali, ma è anche vero che tutto ciò richiede di un approccio che sappia soddisfare le necessità di spazio e di tempo attuali e che si prefigga come uno degli obiettivi principali la capacità di fungere da elemento di collegamento. L’SKGZ ha sempre offerto un notevole sostegno alle istituzioni professionali d’arte e di ricerca, alle case editrici, alle gallerie d’arte, alla Libreria triestina slovena, ecc., anche quando aveva una maggiore capacità discrezionale circa la gestione dei mezzi finanziari rispetto ad oggi: oggi può svolgere un ruolo fondamentale solo nelle discussioni, mentre l’ultima parola spetta sempre agli enti locali, ai politici e allo Stato. Fondamentale continua ad essere il suo impegno sul fronte dei mass media. La minoranza slovena può partecipare alle decisioni che riguardano la vita del quotidiano Primorski dnevnik e di qualche altro settimanale, mentre le scelte tecniche e di contenuti che riguardano la sede slovena della RAI dipendono sempre meno dalla volontà e dalle aspirazioni della nostra comunità. Ritengo che in questo ambito sia ora necessario fare un salto di qualità, anche in base alle conclusioni della Conferenza programmatica. Bisogna cominciare a riflettere su un approccio diverso che permetta di pervenire a una nuova visione. E’ necessario che si scriva e si parli di più delle nostre necessità reali che comunque devono progredire in linea con i cambiamenti sociali e più generali. Ovviamente ci stanno a cuore anche le questioni attinenti ai settori dello sport, del sociale, dei giovani e degli anziani. Per quanto riguarda questi ambiti, il ruolo e i compiti fondamentali dell’SKGZ negli ultimi tempi sono rimasti invariati; quello che è cambiato sono le condizioni in cui si ritrova ad operare, condizioni che non sempre sono migliorate. Inoltre continuiamo ad essere fedeli alla nostra tradizione, avendo particolarmente a cuore anche la Slavia Veneta e gli sloveni dell’intera provincia di Udine. Qui si sono registrati dei notevoli progressi: gli sloveni della provincia di Udine sono stati riconosciuti per legge, la scuola bilingue di San Pietro al Natisone ha ottenuto lo status di scuola statale, al terremoto è seguita una vera e propria rinascita. Tuttavia siamo anche consapevoli dei limiti della “primavera della Benecia”. Il monsignor Ivan Trinko, figura di spicco di quelle zone, imparò la lingua slovena letteraria da solo. Così fecero anche molti altri. Ma ciò non significa che oggi dobbiamo rinunciare al nostro obiettivo di preservare i dialetti, la cultura locale e le tradizioni della Benecia. Ma vogliamo andare anche oltre. E’ necessario che si allarghi la cerchia di coloro che hanno una buona padronanza della lingua slovena e che conoscono bene la cultura slovena contemporanea. E’ evidente che per raggiungere questo obiettivo sarà indispensabile garantire tutta una serie di fattori: si dovrà provvedere a una rete scolastica più completa, creare un centro culturale polifunzionale e fare in modo che gli sloveni della provincia di Udine possano vedere la televisione slovena e ascoltare le frequenze radio slovene. Quando saranno soddisfatte queste condizioni, i nostri connazionali potranno superare un ambito strettamente locale per accedere a un più ampio contesto nazionale. Ci aspettano quindi numerosi compiti a cui cercheremo di adempiere con ottimismo. Inoltre voglio cogliere l’occasione per rivolgere un sentito ringraziamento a tutti i nostri membri che non ci hanno abbandonato nemmeno nei momenti più difficili. Mi riferisco al periodo della grave crisi che ha investito diverse imprese e banche, ma che ha anche colpito numerose famiglie slovene. Quando sembrava che l’SKGZ fosse destinata a soccombere, fu sorretta proprio dalla gente. Forse ciò fu dovuto al fatto che l’SKGZ, nonostante avesse commesso degli sbagli, continuò ad essere vista dagli sloveni come un importante punto di riferimento e di indirizzo. L’SKGZ vuole continuare a svolgere questo ruolo anche in futuro, in un’epoca in cui le idee e gli obiettivi nella società si stanno muovendo nella direzione di un annacquamento e un appiattimento generali, quando tutto sembra trasformarsi in un enorme pantano in cui tutto ristagna. Dobbiamo fare attenzione a non entrarci pure noi e rimanerci. In occasione dei 50 anni della nostra attività mi sia consentito rivolgere il pensiero conclusivo a tutti voi, singoli individui e organizzazioni, che ogni giorno, lontano dai riflettori e dalla pubblicità, vi impegnate per offrire nuovi spunti e nuovi contenuti alla nostra Unione. Siamo orgogliosi di avervi con noi. Siamo lieti di essere nelle vostre mani. Grazie, grazie di tutto cuore! Auguri all’Unione culturale economica slovena!

Rudi Pavšič

Presidente regionale SKGZ