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Intervento di Rudi Pavšič alla celebrazione dei cent'anni del Narodni dom di Trieste

10/12/2004

Il Narodni dom è oramai assurto a simbolo identitario degli sloveni di Trieste e della più ampia regione Friuli Venezia Giulia nonché del popolo sloveno in generale. Fa parte di quell'epos, di quella storia che fa di noi quello che oggi siamo: sloveni. La valenza simbolica di questo edificio è legata a due avvenimenti storici. 100 anni fa gli sloveni di Trieste costruirono l'allora moderno edificio del Narodni dom proprio nel centro cittadino con l'intento di realizzare la loro legittima aspirazione, ossia quella di poter diventare dei veri e propri protagonisti della vita cittadina nella sfera linguistica, culturale, economica e politica. Facendo così i nostri padri vollero superare l'immagine di popolo rurale e semi-civilizzato, visto che spesso eravamo così visti e per questo tenuti ai margini. Il Narodni dom è da considerarsi simbolo nazionale perché nel 1920 una mano estranea gli diede fuoco con l'intento di colpire al cuore il popolo sloveno. Questa forza ostile stava assumendo oramai una fisionomia chiara che si esplicava nell'autorità fascista. L'incendio del Narodni dom volle essere l'anteprima di un'orribile tragedia con cui si avrebbe voluto far perire come vittime indifese gli sloveni e altri popoli europei. Ma non fu così. Noi ci opponemmo. Tuttavia la tragedia della repressione e della guerra con tutte le sue atrocità si risolse con dolorose conseguenze e gravi perdite umane sia per i vincitori che per i vinti. Nessuno ne fu indenne: né gli sloveni né gli italiani, né gli occupatori né i liberatori, né coloro che si batterono dalla parte giusta né coloro che nello schierarsi commisero un tragico errore. Per questo motivo non abbiamo bisogno di ulteriori e dolorosi supplementi di questo drammatico spettacolo, come pure deploriamo la strumentalizzazione della memoria storica. Ora abbiamo bisogno solo della catarsi, della pacificazione, della purificazione. Non vogliamo che la storia venga dimenticata, tuttavia vogliamo che la memoria storica possa essere gestita razionalmente e che non ci faccia diventare suoi schiavi. Questo è un presupposto irrinunciabile che dovrà essere soddisfatto per dare un futuro diverso alla nostra città, alla nostra regione, agli sloveni e agli italiani, alla Slovenia e all'Italia, e a tutte le nazioni, a tutti i popoli che si sono ritrovati in un vortice infernale, divampato con le fiamme dell'incendio del Narodni dom. Sarebbe opportuno quindi pervenire alla conciliazione che però non deve escludere coloro che sono stati i protagonisti di quella storia che è comune a tutti noi, sebbene non tutti la vediamo attraverso gli stessi occhi. Ciò significa che questa storia deve includere anche la nostra realtà slovena e i nostri simboli. La catarsi significa anche il primo passo di un nuovo percorso futuro. Anche a causa degli avvenimenti di cui fu vittima il Narodni dom, la presenza degli sloveni nel centro cittadino non va misconosciuta, come pure non si devono ignorare il nostro passato e il nostro presente nella città di Trieste. Per gli italiani e per gli sloveni potrà essere catarchica anche l'affermazione dei diritti degli sloveni in Italia, e quindi anche l'applicazione della legge di tutela globale. Fondamentale sarà partecipare di concerto alle integrazioni europee. Si dovrà considerare il fatto che la Slovenia è oramai membro a pieno titolo dell'Unione europea. Essenziale sarà quindi provvedere alla normalizzazione definitiva dei rapporti tra Paesi e popoli vicini, tra sloveni e italiani. L'antagonismo astioso dovrà essere dichiarato alla stregua di una mentalità fallace del passato, inculcataci dal fascismo e da altre forme di estremismo, e lungi dall'essere espressione della volontà spontanea delle popolazioni locali. Questi concetti sono stati ribaditi anche di recente dal Presidente della Repubblica italiana Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della sua visita a Trieste, e dal Presidente della Repubblica di Slovenia Janez Drnovšek a Lubiana. Oggi ci siamo qui riuniti per lanciare un appello per la purificazione del nostro spirito e della nostra ragione. Per sciogliere, per noi stessi e per i nostri giovani, quel ghiaccio che purtoppo continua a congelare i rapporti tra i singoli e le comunità che vivono sulle sponde del Golfo di Trieste. Vogliamo porre fine a questa situazione.Vogliamo giungere all'epilogo di questo dramma. Vogliamo essere purificati dalla più sincera volontà di pervenire finalmente a una convivenza pacifica.