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Le minoranze sono una risorsa per l'Europa

04/11/2004

Illustre Presidente della Repubblica,

a nome dell’Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ) e della Confederazione delle Organizzazioni Slovene (SSO), quali organizzazioni rappresentative degli sloveni d’Italia, La ringraziamo di cuore per averci ricevuto nella ricorrenza del 50° anniversario del ricongiungimento di Trieste all’Italia. Come cittadini italiani di nazionalità slovena e come gruppo minoritario che è da sempre parte integrante di Trieste e della regione, vediamo in Lei il supremo garante di un’Italia unita, aperta e rispettosa del dettato costituzionale e delle specifiche leggi che ne derivano a garantire i diritti delle lingue e delle culture minoritarie. Diciamo questo perché convinti dell’attualità dei valori nazionali ai quali Lei si rivolge con assiduità e che debbono valere per tutte le nazioni e le minoranze unite nello spirito europeo che ha posto fine alle ostilità storiche ed ha aperto una nuova stagione di rapporti e di amicizia tra popoli.

La Sua visita a Trieste avviene in occasione del 50° anniversario del ricongiungimento di Trieste all’Italia. Nel 1954 il Memorandum d'intesa di Londra provocò non poche delusioni e sofferenze agli italiani ma anche agli sloveni. Nello stesso tempo però pose fine ad un lungo periodo postbellico che a Trieste e nella regione Friuli Venezia Giulia fu segnato da contrasti e tensioni gravide di incertezze. Le soluzioni contemplate dal Memorandum non spensero rancori e spirito di rivincita, non poterono aprire subito una stagione di tolleranza e convivenza poiché troppo pesante era il retaggio del passato. Ma evitarono di creare nuove barriere e con fatica aprirono un nuovo rapporto di fattiva vicinanza tra l'Italia e la Jugoslavia di allora, a scambi commerciali, politici e culturali ed alle persone fisiche dettero la possibilità di transitare oltre un confine non più blindato dalla guerra fredda.

A tutti è oggi più chiaro come decisioni che allora apparivano controverse e dolorose aprirono in realtà una lunga stagione di pace e di integrazione europea. Anche la caduta di regimi totalitari, che ebbe come simbolo l’abbattimento del muro di Berlino, segnò periodi dolorosi. Sul confine italo-jugoslavo fummo testimoni nel 1991 dei primi scontri che segnarono la disgregazione della Jugoslavia e annunciavano le tragedie che essa produsse. La vicina Slovenia ebbe la sorte propizia di diventare uno Stato autonomo, libero e democratico senza precipitare nell’inferno dei Balcani. E proprio la Slovenia è dal 1° maggio di quest’anno uno dei dieci nuovi membri dell'Unione Europea. La Storia sta dunque dando a Trieste, alla regione Friuli Venezia Giulia, agli italiani e agli sloveni una grande opportunità di crescita, di benessere e di amicizia tra due Stati e due nazioni limitrofe. In un mondo più grande e più libero dobbiamo però trovare anche in noi stessi la saggezza e la forza di realizzare il grande Progetto che la Storia ci indica come un futuro comune.

Signor Presidente, noi, e con noi anche buona parte della popolazione del Friuli Venezia Giulia, ravvisiamo perciò la necessità e l’urgenza di un superamento dell’idea di minoranza perché tutti i popoli sono ormai minoranza in un’Europa unita e votata alla pacifica convivenza ed alla più ampia collaborazione possibile. Ciò non deve naturalmente andare a danno e detrimento della identità dei piccoli popoli, delle loro lingue e culture, e soprattutto delle piccole comunità linguistiche che rappresentano una peculiare ricchezza del nostro continente. In questo contesto il nostro essere minoranza vorrebbe assumere un altro ruolo nei rapporti da una parte tra Stato e Regione, che fonda la sua specialità anche sulla presenza degli Sloveni, dall’altra tra Regione e Repubblica slovena al fine di far assumere alla città di Trieste, al suo entroterra e agli altri territori nelle province di Gorizia e Udine, dov'è presente la minoranza, compiti e funzioni adeguate alla loro storia, collocazione geografica, potenzialità intellettuali ed economiche. La comune appartenenza all’Unione Europea ed il conseguente superamento dei confini non soltanto geografici ci offrono anche nuove possibilità di collaborazione e di integrazione, peraltro già avviate, con la minoranza italiana in Slovenia e Croazia.

Per svolgere questi nuovi ruoli abbiamo però la necessità di poter usufruire del sostegno delle Istituzioni pubbliche e di adeguati strumenti legislativi, in primo luogo della legge di tutela della minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia (38/2001) e della legge quadro sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche (482/1999) che la ha preceduta. Queste leggi, le cui necessità abbiamo avuto già modo di illustrarLe in occasione dell'incontro che abbiamo avuto con Lei a Roma nel 2000, pur nella loro genericità rappresentano lo strumento adatto per assicurare alla minoranza la capacità non solo di sopravvivenza ma anche di crescita e di sviluppo. Siamo costretti a riconoscere, però, che anche gran parte delle norme contenute nella legge di tutela degli sloveni, da Lei promulgata il 23 febbraio 2001, sono rimaste purtroppo lettera morta, in particolare a causa di una controversa interpretazione delle disposizioni che riguardano la delimitazione del territorio interessato alla tutela. Inoltre si sono manifestate ulteriori difficoltà ed ostacoli frapposti da organi centrali e periferici dello Stato che continuano a frenare l'attuazione della legge stessa. Siamo convinti che queste difficoltà possono essere superate nel confronto e nel dialogo e tenendo presente che la nostra crescita può unicamente contribuire all’affermazione dell’immagine e del ruolo dell’Italia in questa parte d’Europa. A questo proposito richiamiamo e ci riconosciamo nelle Sue parole espresse recentemente nella lettera al parlamentare di lingua slovena: “Nella ferma convinzione che l'Italia ha saputo costruire, insieme agli altri popoli europei, istituzioni comuni che garantiscono libertà e progresso a tutti i cittadini, nel riconoscimento e nel rispetto delle diversità, il Capo dello Stato esprime l'auspicio che la celebrazione di questo evento così significativo possa svolgersi in uno spirito di condivisione e di totale adesione ai valori di democrazia e di pacifica convivenza che la Costituzione dell'Italia repubblicana ha consacrato”.

Ci rivolgiamo perciò a Lei, signor Presidente, garante della Costituzione della Repubblica e delle sue leggi, affinché possa intervenire nell’ambito delle Sue competenze in favore di questa comunità che lealmente fa parte dello Stato Italiano - nella provincia di Udine già dal 1866, a Trieste e Gorizia dal 1920 con il Trattato di Rapallo. Ancora una volta La ringraziamo per questo incontro e Le auguriamo di continuare a svolgere la Sua alta carica in buona salute e nella consapevolezza che tutti i cittadini italiani di ogni nazionalità, lingua e cultura La sostengono e Le sono vicini.

Rudi Pavšič Presidente SKGZ

Sergij Pahor Presidente SSO

Palazzo del Governo – Trieste, 3 novembre 2004