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Legge di tutela ferma da quattro anni!

14/02/2005

Sono passati ben quattro lunghi anni da quel 14 febbraio 2001, quando il Senato della Repubblica ha votato la legge 38/01, conosciuta come legge di tutela della minoranza slovena ovvero “Norme a tutela della minoranza linguistica slovena nella regione FVG”. La legge è stata poi promulgata dal Presidente della Repubblica il 23 febbraio e l’8 marzo è apparsa sulla Gazzetta ufficiale, entrando effettivamente in vigore il 23 marzo 2001.

Una serie quindi di date che hanno sancito la conclusione formale di un iter politico durato vari decenni, per non dire tutto il secondo dopoguerra. Una vittoria dello stato di diritto e della volontà democraticamente espressa dal parlamento italiano. Ma da quel momento la legge non ha più fatto sostanziali passi avanti. Cambiata la maggioranza parlamentare e la compagine governativa la legge 38/01 è rimasta sostanzialmente lettera morta.

Il problema maggiore è a tutt’oggi rappresentato dalla mancata pubblicazione del decreto che stabilisca l’area geografica dell’applicazione della legge di tutela (art. 4 legge 38/01), anche se non va dimenticata la totale paralisi dell’attuazione di ogni altro punto della legge, con una sola, unica eccezione: il riconoscimento come scuola statale dell’unico istituto scolastico bilingue nella provincia di Udine, fino ad all’ora gestito come scuola materna privata e scuola materna parificata. Il resto è zero assoluto: non è stato ancora redatto il “testo unico” previsto dall’art. 6, da “emanare entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge”. Non si è esteso di una sola istituzione l’uso della lingua slovena negli organi elettivi (art. 9). Non è stata mai costituita la sezione autonoma slovena del conservatorio di musica Tartini di Trieste, da istituirsi entro “tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge” (art. 15). Non è stato riconosciuto la specificità e quindi alcun status particolare al Teatro Stabile Sloveno di Trieste (art. 18), che versa oggi in una crisi senza precedenti. Non sono stati restituiti alla minoranza slovena i beni immobili (sottratti dal regime fascista nel periodo tra le due guerre mondiali!) come previsto dall’art. 19. Non viene riconosciuta la “tutela degli interessi sociali, economici ed ambientali” prevista dall’art. 21. E’ a tutt’oggi assente la diffusione dei programmi televisivi in lingua slovena nella provincia di Udine, persiste la difficoltà nell’uso della lingua slovena nella città di Trieste, è a tutt’ora non risolto il problema delle carte d’identità bilingui in quattro comuni della provincia di Trieste (da anni commissariati “ad acta”). Manca l’adeguamento del valore reale delle dotazioni finanziarie previste dalla legge. Nullo il riconoscimento delle organizzazioni e attività sindacali che “svolgono la loro attività prevalentemente in lingua slovena” (art. 22). Il problema più rilevante riguarda tuttavia la definizione dell’elenco dei comuni, nei quali sarà applicata la legge di tutela. Il Governo italiano, nel rapporto inoltrato al Consiglio d’Europa il 14 maggio 2004, annunciava che “la firma dello speciale decreto presidenziale richiesto per l’adozione del suddetto elenco è pendente”, mentre confermava che il Comitato paritetico ha adottato tale elenco, includendovi 32 comuni del FVG (nelle province di Trieste, Gorizia e Udine).

Successivamente, il 6 agosto 2004, la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicava, con lettera, al Comitato paritetico che aveva intenzione di modificare l’elenco, ma che il Consiglio di Stato aveva ritenuto che le decisioni del Comitato Paritetico non potevano essere in nessun caso modificate dal Governo; pertanto il Governo, non concordando sull’elenco, chiese al Comitato paritetico di procedere al riesame della proposta “al fine di verificare se i comuni considerati siano effettivamente territori nei quali la minoranza linguistica slovena sia tradizionalmente presente, con particolare riguardo ai comuni di Cividale del Friuli, di Trieste, di Muggia e di Gorizia.”

La richiesta del Governo non risulta conforme alla legge che demanda al Comitato paritetico il compito di definire il territorio di applicazione della legge e non affida al Governo alcuna discrezionalità in materia. Va a questo proposito evidenziato che il Governo, nella lettera al Comitato paritetico, eccepisce in merito alla presenza della minoranza slovena nei comuni di Trieste e Muggia, mentre nel rapporto al Consiglio d’Europa include entrambi i comuni tra i territori appropriatamente identificati. E’ lecito sostenere che l’annuncio del Governo, secondo il quale l’adozione dell’elenco sarebbe “pendente”, non corrisponde al vero in quanto il Governo con la propria azione arbitraria ha impedito tale adozione, rinviando la pratica al Comitato paritetico. Si tratta evidentemente di un grave atto di mancanza di volontà politica, opinione confermata dal fatto che da allora il Comitato paritetico sostanzialmente non riesce più a riunirsi, dato che una parte dei componenti di lingua italiana diserta le sedute, e per il numero legale è necessaria la presenza di almeno cinque componenti di lingua slovena ed altrettanti di lingua italiana. Si denota quindi in alcuni rappresentanti della componente di lingua italiana del Comitato paritetico la volontà politica di ostacolarne il lavoro e di riadottare l’elenco dei comuni, in risposta della richiesta arbitraria del Governo. La mancata attuazione della legge di tutela 38/01 è evidente e lampante. La comunità slovena si è già rivolta alle competenti sedi dell’Unione Europea per chiedere il rispetto della legalità e dello stato di diritto.