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Pavšič e Štoka scrivono alle massime autorita' italiane sulla situazione critica della comunita' slovena nel FVG

27/10/2008

L'Europa è un luogo dove diversi popoli e minoranze nazionali danno vita ad uno spazio plurale dal punto di vista culturale e linguistico, dove si è saputo trovare la forza, nel corso della storia, per far convivere in modo fecondo il particolare con il generale. In questo senso è plurale e spiccatamente europea la Regione Friuli Venezia Giulia dove, accanto a quella slovena, vivono anche altre minoranze linguistiche e nazionali autoctone. La presenza slovena rappresenta una ricchezza per l'intera comunità regionale e nazionale. In tutto il dopoguerra e su tutto il territorio dov'è insediata, la minoranza slovena ha operato responsabilmente e con l'obiettivo di avvicinare i popoli e gli Stati. Uno dei traguardi per i quali abbiamo gioito tutti è stato l'ingresso della Slovenia nell'Unione europea, nell'eurozona e nell'area di Schengen. Tutto ciò ha contribuito a consolidare i buoni rapporti tra Italia e Slovenia e gli sloveni si sono aperti ulteriormente verso la cultura e la lingua italiana. Con grande convinzione abbiamo allacciato rapporti più stretti ed ampliato la collaborazione con la minoranza italiana in Slovenia ed in Istria con la quale condividiamo la stessa concezione dei diritti delle minoranze. Il nostro atteggiamento di cittadini leali che parlano un'altra lingua ed hanno una propria specifica cultura, purtroppo, non è stato sempre considerato nella dovuta maniera. Così oggi ci troviamo nuovamente in difficoltà. La legge di tutela per la minoranza slovena (38/2001) si applica, purtroppo, con incomprensibile lentezza. I fatti sono evidenti. Sino ad oggi non è stato ancora sottoscritto il decreto necessario per l'applicazione dell'art.10. In contrasto con la legge di tutela vengono inoltre cancellati diritti già acquisiti come nel caso della toponomastica bilingue. Sul nuovo tratto autostradale in prossimità di Trieste, che verrà inaugurato a breve, con tutta probabilità non ci sarà la segnaletica stradale bilingue. In provincia di Udine alcune forze politiche stanno tentando di stravolgere la legge di tutela che riconosce la presenza slovena su parte del suo territorio. A questo fine sono già pronti due disegni di legge, presentati uno in Parlamento e l'altro in Consiglio regionale, che si prefiggono di affermare per decreto le diverse parlate locali cancellando e negando la loro matrice slovena. Le nuove norme relative all'organizzazione scolastica rischiano di colpire molto duramente la scuola slovena che rappresenta una realtà specifica ed è tutelata da accordi internazionali in particolare il Memorandum di Londra del 1954 e gli Accordi di Osimo del 1975. La riforma attualmente in discussione con l'introduzione dell'insegnante unico, toglierebbe inoltre alla scuola bilingue di San Pietro al Natisone nella provincia di Udine la ragione stessa della sua esistenza. La scuola rappresenta un elemento basilare per ogni comunità nazionale e se le giovani generazioni non possono sviluppare la propria lingua e la propria cultura, non c'è futuro per quella nazione e per quella minoranza. I tagli generalizzati ai mezzi di informazione, alla stampa, alla radio e televisione a livello nazionale intaccherebbero il pluralismo che non può essere garantito solo dai numeri e dai profitti. La minoranza slovena, senza informazione nella propria lingua, risulterebbe fortemente impoverita. A causa dell'oggettiva condizione minoritaria la stampa slovena d'altra parte non può sopravvivere esclusivamente con i proventi delle vendite e della pubblicità. Senza quotidiano, senza settimanali ed altri mezzi d'informazione locali la voce degli Sloveni in Italia verrebbe ridotta al silenzio. Allo stesso modo i tagli al fondo FUS per il teatro colpiranno in misura ulteriore il nostro Teatro Stabile Sloveno il cui status è stato confermato dalla legge di tutela (38/2001). Si tratta di un teatro che svolge la sua attività ad un livello artistico elevato e che grazie ai sottotitoli in italiano è accessibile ad un pubblico molto ampio. Ma senza mezzi finanziari non può operare e a questo proposito va sottolineato il fatto che i membri di diritto, vale a dire Comune di Trieste, Provincia di Trieste e Regione Friuli Venezia Giulia nei fatti non svolgono il proprio ruolo e non si fanno carico delle proprie competenze stabilite per legge. Purtroppo le nostre rimostranze non si esauriscono qui. Sulla base della succitata legge di tutela (prima tramite la legge sulle aree di confine) la minoranza slovena riceve per le sua attività culturali da 18 anni gli stessi fondi. Considerata l'inflazione, si tratta di una riduzione del 30% circa. Nel 2008 i fondi ammontavano a 5.250.000 euro, mentre la legge finanziaria riduce questi fondi per il 2009 a 4.250.000 euro, a 4.050.000 per il 2010 e 3.120.000 per il 2011, quasi del 40%. Se a questa cifra si aggiunge l'inflazione, risulta che in 18 anni i finanziamenti per la tutela della minoranza slovena si riducono quasi del 70%. Siamo a conoscenza del fatto che sono previsti tagli anche alla dotazione per la comunità italiana in Slovenia e Croazia. Nell'esprimere solidarietà alla minoranza italiana ci chiediamo che valore possono avere le norme di tutela, se queste non hanno poi la copertura finanziaria. Ci troviamo dunque di fronte a leggi di tutela che non vengono applicate o che perdono la loro parte finanziaria diventando solo enunciazioni di principio. A nome dell'Unione Culturale Economica Slovena (SKGZ) e della Confederazione delle Organizzazioni Slovene (SSO), quali organizzazioni più rappresentative della minoranza slovena in Italia, ci rivolgiamo a Voi come garanti della Costituzione che prevede la tutela delle minoranze linguistiche e la parità di tutti i cittadini. Questa uguaglianza per gli Sloveni in Italia si sta riducendo ad un livello inaccettabile per noi e per lo stato di diritto italiano.