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Promemoria delle organizzazioni slovene SKGZ-SSO

10/01/2005

PROMEMORIA delle organizzazioni della minoranza slovena alla delegazione del Consiglio d'Europa

Le organizzazioni centrali della minoranza slovena in Italia, SKGZ (Slovenska kulturno-gospodarska zveza-Unione Culturale Economico Slovena) e SSO (Svet slovenskih organizacij-Confederazione delle organizzazioni slovene), che assieme rappresentano la quasi totalità delle associazioni culturali, sportive ed economiche e delle istituzioni sociali della minoranza slovena in Italia, ringraziano il Consiglio d’Europa per aver scelto proprio la Regione Friuli-Venezia Giulia per la visita, con la quale il Comitato consultivo della Convenzione quadro per la tutela delle minoranze nazionali intende verificare il livello di attuazione di questa convenzione nello Stato italiano. I rappresentanti della minoranza slovena avevano già incontrato una delegazione del Comitato Consultivo l’11 dicembre 2000. In quell’occasione i rappresentanti della minoranza avevano sottolineato l’esigenza che il parlamento italiano approvasse, con sollecitudine, la legge per la tutela della minoranza slovena. Già allora venne evidenziato che, comunque, anche dopo l’approvazione della legge di tutela, l’applicazione di questa legge potrebbe subire ritardi; i rappresentanti della minoranza slovena lo affermarono in base ai ritardi già allora registrati nell’applicazione della legge 482, legge quadro sulle minoranze linguistiche. Tra gli altri argomenti veniva sottolineato il fatto che il calo demografico della minoranza slovena è conseguenza del basso livello di protezione da parte dello Stato sin dalla seconda guerra mondiale. In relazione al servizio radiotelevisivo pubblico (RAI) venne segnalato che i programmi televisivi in lingua slovena non vengono trasmessi nella provincia di Udine e che la struttura di lingua slovena della sede RAI di Trieste è stata ridotta; in particolare non era stato coperto il posto di alcuni dirigenti pensionati. E’ stato poi rilevato che da dieci anni i contributi dello Stato per le attività culturali della minoranza slovena non sono stati adeguati all’inflazione. Infine è stato affrontato il problema dell’uso della lingua slovena nei rapporti con le autorità e nei toponimi, segnalando in particolare i problemi della città di Trieste e di Gorizia. Il Comitato dei ministri aveva, in chiusura del primo ciclo di valutazione dell’applicazione della Convenzione quadro da parte dell’Italia, raccomandato attenzione nell’applicazione della legge di tutela, nel frattempo approvata.

Un’ampia delegazione della minoranza slovena in Italia ha visitato le istituzioni europee a Strasburgo il 4 e 5 maggio 2004 ed è stata ricevuta anche dai rappresentanti del Direttorato per i diritti dell’uomo. In quell’occasione i rappresentanti della SKGZ e dello SSO in un documento, oltre a segnalare il fatto che il parlamento italiano non aveva ancora ratificato la Carta europea per le Lingue regionali e minoritarie, evidenziavano i problemi salienti della minoranza slovena in Italia: la mancata pubblicazione del decreto che stabilisca l’area geografica dell’applicazione della legge di tutela, la mancata diffusione dei programmi televisivi in lingua slovena nella provincia di Udine, le difficoltà nell’uso della lingua slovena nella città di Trieste, la mancata istituzione della sezione slovena del Conservatorio di musica di Trieste, il problema non risolto delle carte d’identità bilingui in quattro comuni della provincia di Trieste ed il problema della partecipazione della minoranza slovena nella vita culturale, economica e sociale nonché nelle attività politiche. Infine veniva espresso l’auspicio che il testo del nuovo Statuto della regione Friuli-Venezia Giulia tenesse in considerazione i problemi della minoranza slovena.

I rappresentanti delle organizzazioni SKGZ ed SSO ritengono di dover segnalare al Comitato di Esperti del Consiglio d’Europa che nessuno di questi problemi è stato finora risolto. Il rapporto del Governo italiano non affronta questi temi se non in modo del tutto marginale. Il problema più rilevante riguarda la definizione dell’elenco dei comuni, nei quali sarà applicata la legge di tutela. Il Governo italiano, nel rapporto inoltrato al Consiglio d’Europa il 14 maggio 2004 (pag. 18), annunciava che “la firma dello speciale decreto presidenziale richiesto per l’adozione del suddetto elenco è pendente”, mentre confermava (pag. 71) che il Comitato paritetico ha adottato tale elenco, includendovi 32 comuni della Provincia di Trieste. Successivamente, il 6 agosto 2004, la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicava, con lettera, al Comitato paritetico che aveva intenzione di modificare l’elenco, ma che il Consiglio di Stato aveva ritenuto che le decisioni del Comitato Paritetico non potevano essere in nessun caso modificate dal Governo; pertanto il Governo, non concordando sull’elenco, chiese al Comitato paritetico di procedere al riesame della proposta “al fine di verificare se i comuni considerati siano effettivamente territori nei quali la minoranza linguistica slovena sia tradizionalmente presente, con particolare riguardo ai comuni di Cividale del Friuli, di Trieste, di Muggia e di Gorizia.” La richiesta del Governo non risulta conforme alla legge che demanda al Comitato paritetico il compito di definire il territorio di applicazione della legge e non affida al Governo alcuna discrezionalità in materia. Va a questo proposito evidenziato che il Governo, nella lettera al Comitato paritetico, eccepisce in merito alla presenza della minoranza slovena nei comuni di Trieste e Muggia, mentre nel rapporto al Consiglio d’Europa (pag. 111) include entrambi i comuni tra i territori appropriatamente identificati. Pertanto si ritiene di dover segnalare che il suddetto annuncio del Governo, secondo il quale l’adozione dell’elenco è pendente, non corrisponde al vero in quanto il governo con la propria azione arbitraria ha impedito tale adozione, rinviando la pratica al Comitato paritetico. Si tratta evidentemente di un grave atto di mancanza di volontà politica, opinione confermata dal fatto che da allora il Comitato paritetico una sola volta aveva potuto riunirsi, dato che una parte dei componenti di lingua italiana diserta le sedute, e per il numero legale è necessaria la presenza di almeno cinque componenti di lingua slovena ed altrettanti di lingua italiana. Si denota quindi in alcuni rappresentanti della componente di lingua italiana del Comitato paritetico la volontà politica di ostacolarne il lavoro e di riadottare l’elenco dei comuni, in risposta della richiesta arbitraria del Governo.

Il rapporto del Governo italiano contiene, nella prima parte, anche alcune risposte alle domande del Comitato consultivo del Consiglio d’Europa. In relazione ai programmi televisivi della RAI nelle lingue delle minoranze la risposta del Governo italiano sembra affermare che per la minoranza slovena i problemi sono stati risolti; così non è: infatti i programmi tuttora non vengono irradiati nella provincia di Udine. In relazione alle carte d’identità bilingui nei quattro comuni della provincia di Trieste il Governo italiano fa riferimento alla legge 38/2001, laddove doveva invece riferirsi alla revisione unilaterale di una norma applicata in esecuzione del Memorandum di Londra. Risolto risulta invece il problema degli espropri in località Jeremitišče/San Eremia.

Sono intensi invece i rapporti con la Regione Friuli Venezia Giulia. Il Consiglio Regionale ha apposto sul proprio palazzo la scritta in quattro lingue; è la prima scritta in lingua slovena su un edificio pubblico nel centro di Trieste. Al Consiglio Regionale è in atto la discussione sul nuovo statuto e ci sono buone prospettive per norme concrete a favore delle minoranze. Il testo in discussione prevede un seggio garantito nel Consiglio regionale di almeno un consigliere appartenente alla minoranza slovena. Nella legge finanziaria della Regione Friuli Venezia Giulia per l’anno 2005 vi sono provvidenze a favore della minoranza slovena, superiori all’anno scorso.

Sintesi finale * Il Governo italiano dilaziona l’adozione del decreto contenente l’elenco dei comuni nei quali è in vigore la legge di tutela per la minoranza slovena, che pertanto non viene ancora applicata. Alcuni componenti di lingua italiana della Commissione paritetica con l’assenza ne impediscono il funzionamento. * Il decreto del Ministro dell’interno che ha abolito il rilascio obbligatorio delle carte d’identità bilingui, modificando unilateralmente una norma di un trattato internazionale, non è stato ancora revocato. * Nonostante il termine fissato dalla legge di tutela, la sezione slovena del Conservatorio di musica non è stata ancora istituita. * Nulla è cambiato, dal precedente rapporto, per quanto riguarda la sede regionale della RAI di Trieste e le trasmissioni televisive in lingua slovena.

Rudi Pavšič, presidente SKGZ                                                                 Sergij Pahor, presidente SSO

Trieste, 10 gennaio 2005