Il presente sito utilizza i cookie tecnici, ma anche i cookie di terze parti per assicurare la migliore esperienza di navigazione. Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma è possibile disabilitare i cookie statistici e di profilazione nella Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione o chiudi il banner acconsenti all’utilizzo di tutti i cookie.

X chiudi

Superare il passato per dare a Trieste risposte concrete!

19/10/2004

Carissimi Triestini, nel mio intervento cercherò di esprimere alcune mie opinioni sul tema che affrontiamo - con chiarezza, anche se la chiarezza non è una virtù facile da praticare. Come premessa vorrei porre l’attenzione sul fatto che i grandi movimenti nazionali, che hanno date storiche abbastanza precise, non vanno automaticamente immedesimati con fondamentalismi e ideologie nazionaliste che nello scorso secolo produssero terribili totalitarismi. I grandi movimenti nazionali sono figli e allo stesso tempo generatori della modernità. Produssero le lingue standard e culture non più solamente etniche. Diedero impulso allo stato moderno, alla scolarizzazione di massa, aprirono nuovi mercati, si batterono per le libertà politiche, introdussero nuovi concetti di diritto e cittadinanza. Pensiamo alla rivoluzione francese, al romanticismo, al risorgimento ecc. Grandi pensatori quali Leibniz, Kant, Herder, Mazzini ed altri non videro nel “fare nazioni” automatiche premesse di conflitti e guerre. “Il padre della patria” slovena, il poeta France Prešeren cantò:“ Vivan tutte le genti/ che sperano nel giorno/ quando, ove s'affacci il sol,/ non ci saran più guerre/ ognun sarà /libero, amico,/non ostile il vicino!". Pensatori e poeti videro nei movimenti nazionali persino il seme di una futura Europa pacificata e senza guerre. Parallelamente è facile intravedere nei movimenti nazionali, negli stessi intellettuali "aperti" e, se posso usare un termine un po’ problematico, nell' "idea" della nazione, elementi di esclusione, di scontro, di prevaricazione, di dominio sull' altro e di antisemitismo (l'antitesi fra le lingue indoeuropee ed ariane con la lingua ebrea). Parliamo del lato oscuro di un vasto movimento, che nello scorso secolo sbocciò, purtroppo, anche in inaudite violenze e totalitarismi. E' questo il tipico dualismo tra opere buone e misfatti generati da una stessa matrice, che ha radici nella culla della civiltà europea: penso alla splendida e crudele Grecia della polis dei uomini liberi e degli schiavi, dei cittadini e dei barbari. Mi preme di sottolineare però il lato positivo ed anche grandioso dei movimenti nazionali in quanto per molti popoli è stata, di nuovo, la nazione il collante dopo la caduta del muro di Berlino. Non vi sono stati solo i Balcani, Srebrenica o la Cecenia. Per molte nuove entità statali, tra i quali la Slovenia, sono stati i movimenti nazionali a promuovere e concretizzare l'idea di democrazia, dello stato di diritto, del libero mercato e dell'adesione all' Unione europea. Il problema a Trieste è dunque semplice. Una certa classe politica ed una certa classe dirigente non hanno saputo o voluto proporre i grandi impulsi positivi e propositivi dei movimenti nazionali, ma tutt’oggi continua ad esaltarne i lati oscuri. E' vero che Shakespeare ideò opere immortali cospargendo i palcoscenici di cadaveri, ma noi purtroppo parliamo di banalizzazione di ciò che potremmo avere in dote della nazione. Personalmente non mi infastidiscono le bandiere: mi sembra però improprio svalutare i movimenti nazionali con figurine, storielle e kit pseudo informativi. Mi sembra profondamente inautentico perseverare quasi maniacalmente su una memoria che parla solo di scontri, di guerre, di martiri, di territori persi, di diabolici vicini ecc. Trieste ci offre nel cinquantennario del ricongiungimento all'Italia un immaginario oscuro, angoscioso come se una parte della città aspettasse la liberazione di o da non so che cosa. A ciò si aggiunge una preoccupante superficialità. Hanno scelto il lato peggiore della nazione e con questa visione fondamentalmente distruttiva operano nel concreto della politica, dell' economia e nei rapporti con i paesi vicini quali la Slovenia o la Croazia. Certamente queste non sono scelte neutrali. Ne vengono mortificati se non vanificati importanti e positivi processi. Rivisitare la storia con sentimenti nazionaldepressivi (tipici dell’etnocentrismo) non serve a chiarire ma ad inasprire oscure visioni tra gli italiani, tra gli sloveni, tra i croati ecc. Spingere nelle sabbie mobili o negli archivi di fogli morti la legge di tutela per gli Sloveni del 2001 non aiuta Trieste, non la porta ad un ruolo di raccordo tra stati e popoli confinanti, ma attizza rancori ed arrabbiature tra vicini, per non parlare della mortificazione dei diritti di persone e gruppi e della stessa minoranza. Quale concreto problema rappresentano per Trieste gli sloveni? Chi e cosa minacciano? Nessuno. La città si divide su immagini, su buie immagini di un passato rimaneggiato e tenuto in vita con accanimento terapeutico (anche la memoria ha una sua qualità o nullità). Rivangare questioni territoriali è un dibattito di basso ed inutile profilo politico. Riprenderemo forse i nostri cannoni? A chi giova a giocare con i cerini accesi tra gente e popoli dove gli ultras nazionalisti non aspettano altro che qualcuno gli passi il pallone per rilanciarlo? Che ruolo vuole avere Trieste riproponendo questioni revansciste quando passati problemi hanno nell' Europa che si integra ed unisce la risposta più concreta? Occultando le opere di qualità che i movimenti nazionali seppero esprimere ci ammantiamo di tristezza nel guardare una pellicola sbiadita di un passato che non passa. Poi la solitudine diventa rabbia e paranoia: una malattia dello spirito quale i nazionalismi sono. Mi sembra dunque essenziale rilanciare un pensiero, un progetto positivo per il futuro che ha concretamente anche a Trieste un passato di grande cultura, di creatività, di imprenditorialità e di politica di buon vicinato e di multiculturalità. Perché negare il buono che gli italiani, sloveni ed altri hanno saputo fare anche sulle onde di grandi movimenti nazionali? Perché esaltare esclusivamente la simbologia dello scontro nazionale? Cosa dirà un patriota illuminato e nello stesso tempo grande europeista quale è il presidente della Repubblica Ciampi davanti a questa classe politica che gestisce il ciquantennario in chiave nazional-oscurantista e decisamente antieuropea? Penso che le parole del Presidente saranno essenziali per Trieste e per la sua stessa identità. Scrisse Hannah Arendt: "Acquistiamo per la prima volta coscienza della libertà o del suo contrario nel nostro rapporto con gli altri, non nel rapporto con noi stessi." Pose la questione nel centro della politica ed è questo pensiero politico che chi governa Trieste rinnega nella sua profondità: precludendo un rapporto aperto con gli altri e dunque la stessa libertà. E' per questo che Trieste ha serie difficoltà a liberarsi da se stessa e volare oltre i confini reali o immaginari.

Ace Mermolja

Trieste, 18 ottobre 2004