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Trieste contro il nazionalismo!

13/10/2004


PASSATO, PRESENTE E FUTURO DI TRIESTE: contro il nazionalismo

«Trieste è sempre stata un crogiolo di razze…Trieste fu sempre, per ragioni di “storia naturale” dalle quali le città come gli individui non possono evadere, una città cosmopolita: Era questo il suo pericolo, ma anche il suo fascino» (Umberto Saba). “Tu sai che io sono slavo, tedesco e italiano” (Scipio Slataper). “…gli incitamenti agli odi di razza (degli italiani contro gli slavi, degli slavi contro gli italiani), oltre ad essere…infinitamente nocivi, sono anche infinitamente stupidi” (Umberto Saba). “Il nazionalista di confine è…povero, diseredato, e non gli rimane altro che soffocare mezza sua personalità a vantaggio dell’altra metà, non gli rimane che l’esasperazione a vuoto dei propri sentimenti; non gli rimane cioè che la nevrastenia” (Enzo Bettiza). Sono giudizi, pensieri, speranze e consapevolezze che hanno ispirato alcuni tra gli uomini migliori di queste terre. Sono le ragioni che hanno permesso di parlare di Trieste come di un ponte fra Occidente e Oriente. Fanno parte della sua storia come della sua impetuosa crescita nel corso dell’Ottocento. Hanno rappresentato e rappresentano una potenzialità che gli scontri e le lacerazioni nazionali del secolo appena trascorso hanno più volte sanguinosamente smentito e conculcato. Il carattere accesamente nazionalistico che le autorità comunali hanno inteso dare e stanno dando alle celebrazioni del cinquantesimo del ritorno di Trieste all’Italia tendono a riproporre quelle lacerazioni e quelli scontri, suggeriscono ancora una volta l’idea che il diritto di cittadinanza a Trieste passa per una scelta esclusiva di italianità - riproponendo così più o meno consapevolmente uno dei temi fondanti della propaganda e della prassi del fascismo, non a caso da sempre incompatibile con i principi di uno Stato autenticamente democratico -, misconoscono la presenza importante di significative consistenti minoranze, prima fra tutte quella slovena. È altra la strada per costruire un futuro per la nostra città e conquistarle un posto adeguato nella nuova realtà europea. È altra la strada che un popolo consapevole può augurarsi per la propria città. È altra la strada per realizzare il reciproco rispetto per memorie e sensibilità inevitabilmente diverse, premessa indispensabile per una convivenza pacifica e una comune crescita civile. Non a caso a tutto questo invitava Giovanni Paolo II nella sua visita alla nostra città: “Città di Trieste, per la tua posizione geografica, che fa di te un anello di congiungimento con l’Est europeo, per la tua caratteristica esperienza storica, non sei forse chiamata ad essere centro di raccordo e di stimolo per la costruzione della nuova Europa? Un’Europa non più divisa e antagonista. Un’Europa orgogliosa delle sue comuni radici e della sua multiforme diversità di etnie e di culture”. Invitiamo perciò la cittadinanza ad intervenire alla pubblica manifestazione che avrà luogo lunedì, 18 ottobre, alle ore 17, nell’aula magna della Scuola Superiore di lingue moderne, via Filzi 14. La introdurrà una tavola rotonda cui prenderanno parte Corrado Belci, Ace Mermolja e Caterina Dolcher. Ne sarà il coordinatore Giovanni Miccoli. Seguirà una discussione.

Organizzato da: Associazione cristiane lavoratori italiani (ACLI), Circolo Che Guevara, Centro Culturale Veritas, Istituto Gramsci, Istituto Livio Saranz, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione, Slovenska kulturno-gospodarska zveza (SKGZ), Svet slovenskih organizacij (SSO).

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